L’AQUILA – Attendono di rientrare da oltre un anno nelle loro case, ma non possono farlo perché non hanno ancora gli allacci di acqua e gas richiesti ai rispettivi enti subito dopo la fine dei lavori di ricostruzione di due palazzi in piazza Bariscianello su via Fortebraccio, all’Aquila.
È l’odissea di 25 famiglie, costrette a vivere ancora nei Progetti Case o in affitto in altre zone della città, “per un problema di interferenze” tra la rete del gas e quella dei sottoservizi che dovrebbe essere realizzata in via Fortebraccio.
A denunciare la fase di stallo l’avvocato Giampiero Berti De Marinis e Luca Grimaldi, rispettivamente presidenti dei consorzi Santo Spago Bariscianello e Piazza Bariscianello, che hanno intrapreso ormai da mesi una lotta a suon di lettere e solleciti a Comune, 2iReteGas e Gran Sasso Acqua per riavere le utenze nei loro palazzi.
Un problema che riguarda molti altri aquilani che attendono il riallaccio delle utenze nei palazzi del centro storico ormai ricostruiti dopo il sisma.
“All’inizio del 2015 abbiamo richiesto gli allacci di gas e acqua come da ordinanza 39 del sindaco che obbliga i cittadini a fare richiesta 4 mesi prima della fine dei lavori e sono stati fatti alcuni sopralluoghi non congiunti di 2iReteGas e della Gsa – spiega Grimaldi – La 2iReteGas in un lettera ci ha spiegato tuttavia che avrebbe voluto fare l’allaccio, ma dal Comune aveva avuto comunicazione della necessità di un nullaosta da parte della Gsa, quale soggetto attuatore della linea dei sottoservizi”.
Innumerevoli le lettere inviate nel orso dei mesi a i2rete Gas, Gsa, Comune e prefetto da parte dei due presidenti di consorzio, ma nulla si è mosso.
“Nel rimpallo di responsabilità la Gsa ha risposto alla i2ReteGas che avrebbe potuto fare gli allacci delle utenze, ma se questi avessero interferito con i sottoservizi, avrebbero dovuto provvedere di tasca propria a rimuovere la linea per poi riposarla nuovamente – aggiunge – In mancanza di un progetto dei sottoservizi in via Fortebraccio i cui lavori ad oggi non sono neanche stati appaltati, l’unico modo è quello che congiuntamente si trovi un accordo per trovare una posizione che vada bene a tutti”.
Nota curiosa che sia l’avvocato Berti De Marinis che Grimaldi sottolineano è che “i primi 200 metri di linea da Porta Bazzano alle suore Micarelli erogano il gas. Nei nostri 30 metri invece non è possibile l’erogazione”.
“Via Fortebraccio era servita da una linea di gas e acqua che attualmente funziona solo in parte e cioè fino a 30 metri da questi immobili -spiega l’avvocato Berti De Marinis – Utilizzare la rimanente linea significa sbloccare la situazione. Perché non prolungare il servizio di altri 30 metri per servire noi?”.
L’avvocato chiede un tavolo di enti e istituzioni affinché “verifichino le loro disponibilità o meno. Abbiamo inviato lettere a tutti in questi mesi, anche al dottor Nicola Trifuoggi e al prefetto Francesco Alecci che abbiamo anche incontrato. Trifuoggi avrebbe dovuto investirne l’assessore competente, però attualmente non abbiamo ancora risposte”.
“Le comunicazioni inoltrate al sindaco a al prefetto sono finite nel dimenticatoio, con il risultato che siamo ancora fuori casa – commenta Grimaldi – È inaccettabile non poter rientrare nelle proprie abitazioni per l’incapacità di coordinamento tra la società erogatrice del gas, la Gsa e il Comune. Dopo aver subito la tragedia del sisma, dopo aver atteso anni per vedere le proprie abitazioni ricostruite, le stesse non possono essere abitate e vissute, ritornando così a ripopolare il centro storico, per l’indifferenza di due società che hanno l’obbligo di dare un servizio ai cittadini”.
Grimaldi rimarca “l’indifferenza delle istituzioni che abbiamo interpellato, tra cui il Comune e la Prefettura, le quali tanto invocano la ripopolazione del centro storico. Peraltro, la Gsa ci ha richiesto ben 20 mila euro per la riattivazione del servizio dell’acqua per 8 utenze, tante quante erano prima del sisma, ma non sappiamo il perché dobbiamo sostenere noi la spesa per ripristinare le le tubazioni che passano sul suolo pubblico. Abbiamo chiesto le motivazioni, ma nessuno si è degnato di rispondere”.
“Possiamo comprendere dei ritardi nelle riattivazioni delle utenze, al contrario non comprendiamo che detta incapacità di coordinamento ricada sui cittadini terremotati tra cui alcuni che vivono ancora nei Progetti Case e godono quindi di un’assistenza che non dovrebbero più avere, è surreale”, conclude Grimaldi.






