L’AQUILA – L’Aquila è, storicamente, la città delle 99 chiese, 99 piazze e 99 fontane. Fondata da 99 comuni uniti, ricordati dalla fontana delle 99 Cannelle. Dopo il sisma, ironicamente, si è detto che ora ha 99 rotatorie, comparse per snellire il traffico della sua nuova era. Ma ora è tempo di una nuova etichetta: L’Aquila città dei 99 gazebo.

Come mostra la ricca fotogalleria di AbruzzoWeb, sono spuntati e continuano a farlo giorno dopo giorno accanto a ogni negozio che venda cibi e bevande, ricollocato o rimasto nella sua sede originale o anche del tutto nuovo che sia.

Vuoi la stagione estiva, che porta la voglia di sedersi all’aperto a mangiare e bere qualcosa, vuoi la riapertura della basilica di San Bernardino che ha riportato più gente in centro, avamposto di aggregazione sociale da non sottovalutare.

Vuoi, soprattutto, inutile girarci intorno, l’Adunata nazionale degli alpini, cui la settimana entrante sarà tutta dedicata, che porterà in città chi dice 500, chi dice 200, chi dice 100 mila persone, comunque vada un ricchissimo bottino che avrà bisogno di punti di ristoro a go go e il commercio del capoluogo sta rispondendo da par suo.

Gazebo ovunque, alcuni anche dove l’esercizio commerciale vicino non c’è, sarà lo stesso gazebo a trasformarsi in punto di ristoro. Si nota l’allestimento di distributori automatici di bibite, di griglie per gli arrosticini, compaiono sedie e tavoli e chi più ne ha più ne metta.

Molti saranno autorizzati, molti altri probabilmente no. Chissà che natura ha quello comparso davanti a Porta Castello, uno dei varchi della tradizionale cinta muraria, restaurata 3 anni fa con 30 mila euro del Lions Club, che ora si appresta a diventare ingresso di un baretto improvvisato.

Accanto ai gazebo spuntano i campeggi, spesso improvvisati in poche settimane stendendo ghiaia, reti elettriche, idriche e fognarie di base e grossi cartelli con numeri di telefono per invogliare chi vorrà campeggiare.

Ma i primi ospiti sono già arrivati e qualcuno ha preso alla lettera il nome di “villetta dei militari” installando camper e tende nell’area verde che si trova tra la questura e la caserma “Rossi”, sede del Comitato organizzatore, un tempo giardinetto per bambini del quartiere Torrione.

Molti di più di 99 sono, infine, i bagni chimici comparsi, questi veramente come funghi, nei più svariati punti della città. A tanti aquilani hanno ricordato l’incubo delle tendopoli, quando la ferita del sisma era fresca e i disagi anche nelle operazioni quotidiane tanti e fastidiosi.

Senza contare che c’è ancora un procedimento giudiziario aperto, sulle modalità di quelle forniture di massa, anche se verosimilmente destinato a concludersi con il “solito” fatto che non sussiste o, peggio ancora, a cadere in prescrizione.

Anche i bagni serviranno nei giorni calienti dell’Adunata, mica no. Peccato che qualcuno abbia avuto la pensata di piazzarne una manciata davanti alla disastrata cattedrale di San Massimo.

E sì che questo edificio sacro, il più importante della città, è ancora ben lontano dal riacquistare l’antico splendore. E sì che è senza tetto provvisorio da 6 anni e le piogge dentro la chiesa sfondata hanno fatto crescere l’erba sul pavimento e rovinato irreparabilmente vari reperti e perfino un organo.

Ma di qui a farla diventare un fondale per una fila di vespasiani, beh, comincia a diventare veramente troppo.