L’AQUILA – Una strada ripidissima davanti casa, pericolosa da percorrere anche per chi ci vede benissimo.
Per Santina Cordeschi, una signora non vedente dalla nascita che vive nella frazione di Cesaproba nel comune di Montereale (L’Aquila), la vita è diventata impossibile e con l’avvicinarsi dell’inverno e delle abbondanti nevicate che renderanno ancora più scivoloso il percorso, sarà costretta anche per quest’anno a fare le valigie e cercare ospitalità dai parenti.
La vicenda della signora Santina, 57 anni impiegata come centralinista presso il Consiglio regionale dell’Aquila, ha dell’incredibile.
La stradina a picco è stata infatti realizzata dallo stesso Comune di Montereale dopo che la signora, nel 2009, ha vinto il ricorso per l’abbattimento delle barriere architettoniche preesistenti, ovvero i gradoni che caratterizzavano il viottolo.
“Solo nell’aprile dello scorso anno sono stati realizzati i lavori – spiega la signora – ma invece di migliorare, la situazione è drasticamente peggiorata. La pendenza è aumentata, ho le perizie di tre ingegneri che documentano che la pendenza è del 35%, quando per legge dovrebbe essere dell’8%”.
“Inoltre – aggiunge disperata – il pavimento è stato realizzato con mattonelle lisce e scivolose e il passamano è costituito da un tubo di gas!”.
Nonostante la cecità, la signora sa orientarsi benissimo dentro e fuori casa: è quindi autonoma nel percorrere la stradina che la conduce all’ingresso di casa e che le permette anche di raggiungere la cantina, dove tiene la scorta di legna per la stufa con cui si scalda d’inverno.
Il disagio è grande soprattutto con il ghiaccio e la neve dell’inverno alle porte. L’avvocato che la assiste, Michele Pezzone, ha inviato una lettera di diffida al Comune, ma nessuna risposta è arrivata dall’amminstrazione guidata dal sindaco, Massimiliano Giorgi. A questo punto la via da percorrere sarebbe quella di un nuovo ricorso, ma anche in questo caso le difficoltà sono molte.
“Ho speso già 3 mila euro per pagare perizie e avvocato – conclude, non nascondendo lo sconforto – Non ho i soldi per affrontare un’altra causa. E poi, si sa che passerebbero ancora altri anni prima che si giunga a una soluzione. Quanto tempo ancora dovrò aspettare per poter finalmente uscire di casa senza rischiare la vita? Mi sento offesa moralmente ed economicamente da questo Comune che non si cura di persone che come me sono in difficoltà”.






