L’AQUILA – Ancora un’altra puntata, questa volta doppia, del lungo scontro nelle aule dei tribunali, a colpi di denunce reciproche e comunicati stampa al vetriolo, tra l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, e il professore dello stesso ateneo Sergio Tiberti.

C’è da dire che Di Orio, in quanto a denunce, è in netto vantaggio, anche se Tiberti, che in alcune circostanze ha agito da pubblico ufficiale perché componente del Cda dell’ateneo, si è visto accogliere le proprie ragioni dai giudici su questioni importanti.

Per esempio, la dura diatriba ha già portato alla condanna dell’ex rettore, poi sospeso dall’ateneo dall’insegnamento accademico e dallo stipendio per la legge Severino, a causa della condanna a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici da parte del tribunale di Roma per induzione indebita a dare o promettere utilità (l’ex concussione).

Questo proprio in seguito a una denuncia di Tiberti, che, in passato, aveva buoni rapporti con il suo collega docente, per aver dovuto versare all’ex padre padrone dell’università aquilana la somma di oltre 200 mila euro per non avere ritorsioni nell’ambito dell’attività accademica.

L’ultimo capitolo è alimentato da due querele per diffamazione presentate dall’ex rettore nei confronti di Tiberti: una è riferita a un esposto in cui si faceva riferimento a una presunta evasione fiscale dell’ex rettore, l’altra è legata alla comunicazione per email della sentenza di condanna da parte del tribunale a Roma di Di Orio, trasmessa proprio da Tiberti, all’attuale rettrice, Paola Inverardi,

Nel primo caso, il Gip del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha archiviato perché Tiberti non ha commesso il fatto, in virtù di una sentenza nella quale il giudice, come spiegato in una nota dallo stesso Tiberti, chiarisce che l’evasione fiscale c’è, ma che è sotto la soglia per un rilievo penale, motivo per il quale l’inchiesta della procura, tesa non solo a indagare sull’evasione ma anche sul riciclaggio, è stata archiviata.

C’è da ricordare che Di Orio a questo giornale, che ha scritto dell’inchiesta, negli anni scorsi ha smentito la presenza di un’indagine per poi minacciare ed attivare un percorso di querela, poi stoppato davanti all’evidenza della correttezza dell’informazione del quotidiano online legata all’esistenza di due fascicoli di indagine.

“Il Gip, dottor Gargarella, ha disposto l’archiviazione della querela, spiegando come l’esposto da me presentato nei confronti del Di Orio non possa ritenersi calunnioso – scrive in una nota Tiberti – visto che le indagini svolte dalla Guardia di finanza hanno confermato una evasione delle imposte da parte di quest’ultimo”.

Evasione che, “seppur sussistente, è rimasta sotto la soglia di punibilità penale (recentemente elevata a 150 mila euro annui di imposta evasa)”, spiega ancora il docente che annuncia una controquerela per calunnia.

“Ciò considerato e visto quanto scritto dal Di Orio nella denuncia presentata nei miei confronti, nella quale dichiara l’accusa di evasione fiscale priva di fondamento, non potrò esimermi dal presentare, e questa volta a ragion veduta – conferma – una denuncia per calunnia nei confronti del Di Orio. Ricordo che il sig. Di Orio è già sotto processo per calunnia nei miei confronti, ove io sono parte lesa”.

Sull’evasione le carte sono state trasferite all’Agenzia delle entrate per il recupero.

Nel secondo caso, come comunicato da Di Orio in una nota, il sostituto procuratore della Repubblica dell’Aquila Stefano Gallo ha rinviato a giudizio il docente ritenendo che “sussistono le condizioni per l’esercizio dell’azione penale e non risultano necessari ulteriori atti di indagine nei confronti del prof. Sergio Tiberti imputato del reato di diffamazione (art. 595 Codice Penale) nei confronti del prof. Ferdinando di Orio, il quale è da considerarsi persona offesa”.

Il docente dovrà comparire dinanzi al Giudice di Pace di L’Aquila, competente in materia, il prossimo 5 dicembre.

I fatti risalgono al 27 gennaio dello scorso anno quando il docente ha trasmesso alla segreteria della Inverardi, legale rappresentante dell’Ateneo, copia del dispositivo di sentenza del tribunale collegiale di Roma del 25 gennaio 2016 di condanna nei confronti dell’ex rettore, scrivendo nella email.

“Gentile rettrice, le invio la sentenza sul condannato ex rettore. Leggo su un giornale web che ha chiesto un parere all’avvocatura dello Stato. Le ricordo che l’avvocatura dello Stato contempla al suo interno molti amici del pre-giudicato, per questo ha in corso un contenzioso”, si legge.

Affermazioni ritenute offensive della propria reputazione da Di Orio, considerato che la sentenza di condanna non è ancora irrevocabile.

“È vero che pende nei miei confronti un procedimento, di competenza del Giudice di Pace, per una presunta diffamazione che avrei commesso ai danni del Di Orio – precisa in un’altra nota Tiberti – L’accusa che mi viene rivolta è la seguente: nel trasmettere alla professoressa Inverardi, rettrice dell’Università di L’Aquila, il dispositivo della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Roma nei confronti del Di Orio, affinché venissero adottati i provvedimenti imposti dalla legge Severino, mi sono riferito a quest’ultimo come pre-giudicato. Questa affermazione, non essendo ancora la sentenza di condanna irrevocabile, è stata ritenuta eccessiva”.

L’ex rettore è sotto processo al tribunale di Rieti insieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio aggravato.

I due sono accusati di essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative.

In particolare, viene contestata la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata in seguito alla perdita della casa per il terremoto.

Infine, lo scorso aprile il Tribunale aquilano ha assolto dalle accuse di abuso d’ufficio aggravato con formula dubitativa “perché il fatto non costituisce reato” Di Orio e l’ex direttore amministrativo dello stesso ateneo, Filippo Del Vecchio, oltre all’imprenditore aquilano Marcello Gallucci, quest’ultimo con formula piena, “per non aver commesso il fatto”, nell’ambito del processo penale, in corso da molti anni, sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone che era dell’azienda Optimes, nella periferia Ovest del capoluogo, dove vennero ricollocate la facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.

Il processo sarebbe comunque andato in prescrizione. La vicenda resta ancora aperta a livello di magistratura contabile, con la procura della Corte dei conti che chiede 538 mila a Di Orio e a Del Vecchio per i costi sostenuti per l’affitto.