L’AQUILA – “Le vicende aquilane del Centro sportivo VerdeAqua, così come quelle dell’Ama, o del Centro turistico del Gran Sasso, interrogano le politiche di austerità ed europee e non certo le polemicucce tra i diversi schieramenti che queste idee hanno condivise e applicate”.
Lo scrive in una nota Alfonso De Amicis, esponente aquilano del movimento EuroStop, dopo che in Consiglio comunale all’Aquila è mancato il numero legale per la discussione su alcuni punti all’ordine del giorno, tra cui la questione del bando, questione diventata ormai quasi polvere, per l’affidamento della gestione dell’impianto sportivo di VerdeAqua.
“La differenza – le parole di De Amicis – tra loro sta nelle modalità e nel linguaggio o in perniciosi formalismi, ma quando sostanza e forma si separano tutto diventa possibile e propaganda. Se viceversa in questi anni si fossero messe in discussione sia il patto di stabilità esterno ed interno la mano pubblica avrebbe potuto prendere decisioni importanti e non saremmo arrivati ai disastri dei nostri giorni”.
“Disastri – prosegue l’esponente di Eurostop – che molto somigliano a quanto avvenuto qualche anno fa in Inghilterra, dove la privatizzazione delle ferrovie provocò disservizi e sciagure che costrinsero i governanti a rivedere le politiche di liberalizzazione”.
“E qui c’è un dato empirico inoppugnabile – afferma ancora – che vede queste politiche applicate da trenta anni con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Disservizi, diseconomia, mancanza di efficienza aumento dell’invasività della politica a dispetto di quel che si diceva di combattere. Oggi è evidente che a pagare tutto ciò non sono solo i cittadini ma gli stessi lavoratori, che in circostanze diverse avrebbero potuto beneficiare di una stabilità del posto piuttosto che stare alla mercé, al ricatto di quella o di quell’altra forza politica”.
De Amicis fa notare poi che “Oggi sono sulla strada i lavoratori di VerdeAqua, cosi come a pagare una crisi sciagurata sono i lavoratori dell’Ama che devono sorbirsi un aumento dei carichi di lavoro una diminuzione del salario accessorio, e questo anche perché alcune corse prima fatte dagli interinali oggi sono state cancellate. Per non parlare del Centro turistico del Gran Sasso perennemente in crisi e per cui le ricette di guarigione sono uguali da svariati anni”.
Per De Amicis, “Tuttavia quello che accomuna le tre vicende sono le medesime ricette che l’Europa della moneta unica e dei Trattati impone soprattutto ai Paesi euromediterranei politiche di austerità di compressione della spesa pubblica di blocco del turn-over di limitazione del sociale. Per uscire da queste diatribe bisogna uscire da questi paradigmi ormai vessatori e riappropriarsi della sovranità di decidere le politiche in casa propria”.
“D’altronde siamo arrivati al punto che per far funzionare un aspetto essenziale della vita pubblica, la salute, gli ospedali, si richiamano i dottori di settant’anni affiancati da giovani ma non ancora del tutto ‘maturi’. Se siamo arrivati a ciò, e se tutto questo lo prendiamo come mera normalità, ebbene possiamo dircelo, con semplicità, ‘stiamo vicino alla genziana’”, conclude.





