L’AQUILA – “Da anni denunciamo l’assoluta inadeguatezza nella gestione del centro storico dell’Aquila. Il crollo di via Paganica, avvenuto due notti fa, è solo l’ennesimo in un luogo che, a otto anni e mezzo dal terremoto del 2009, è per lo più lasciato all’abbandono. Un altro episodio che dimostra quanto il problema “sicurezza” nel centro storico non riguardi i migranti, i bar o le scritte sui muri, ma l’incolumità quotidiana delle persone in relazione agli edifici pericolanti, generata dalla confusione incredibile perpetrata negli anni di non-gestione post-terremoto”.
Lo afferma con una nota a firma di Carla Cimoroni, consigliere comunale dell’Aquila e candidato sindaco alle amministrative dell’11 giugno con Coalizione sociale, interevnuta sul crollo del palazzo puntellato di via Paganica.
“Oggi – ribadisce la Cimoroni – ancora quasi metà del centro risulta ancora in zona rossa, anche se molte sono le vie percorse quotidianamente a piedi o in auto, da migliaia di aquilani e aquilane, stufi ormai di vivere la città come eterni terremotati. Centinaia sono i cittadini che abitano o lavorano in edifici rientranti in zona rossa”.
Una situazione che per il consigliere di Coalizione sociale ”è inaccettabile, ancora di più se si pensa che abitanti, operatori e professionisti sono costretti a sottoscrivere una liberatoria che solleva l’amministrazione comunale da ogni responsabilità civile e penale derivante da danni a persone o cose occorsi durante la permanenza nelle aree”.
“Una linea, quest’ultima, che anche il sindaco Pierluigi Biondi ha ritenuto di dover seguire, in totale e perfetta continuità con la (non)gestione del centro storico della passata amministrazione”.
“La condizione attuale – continua – è il frutto di una pianificazione della ricostruzione a macchia di leopardo, dove non si è scelto di chiudere, ricostruire e riaprire intere zone progressivamente, ma tutto è stato lasciato, nella migliore delle ipotesi, al caso. Una situazione che non sembra saper raddrizzare la nuova amministrazione, del resto un controllo capillare degli accessi è evidentemente inattuabile”.
E chiede anche la chiusura delle strade pericolose e disabitate, ”programmando verifiche costanti e nel contempo mettere in sicurezza quelle ormai popolate, come chiediamo da tempo? Giusto un anno fa il Consiglio comunale approvò all’unanimità un ordine del giorno per impegnare l’amministrazione in questo senso”.
E ribadisce che ”affinché tutto ciò possa finalmente avvenire, è necessario porsi il problema di come governare, nel presente, la transitorietà complessa in cui vive il centro storico della città. Per farlo non resta che dar vita ad un’amministrazione diretta e diffusa che coinvolga, mettendoli su uno stesso tavolo, residenti, imprese, commercianti, associazioni e polizia municipale, in modo da poter dare una risposta immediata, dinamica e flessibile alla situazione in continuo mutamento, tra pericoli di nuovi crolli e altri mille problemi che sorgono ogni giorno, tra cantieri che aprono e chiudono, e interdizioni temporanee che iniziano o cessano”.
E conclude auspicando che” L’Aquila riprenda in mano le sorti del suo centro e cioè della sua anima, in caso contrario rimarremo in pericolo costante, dispersi e terremotati a vita. E non ci sarà sicurezzache tenga. Un (auto) governo del centro storico possibile solo attraverso un ritrovato protagonismo delle cittadine e dei cittadini”.





