L’AQUILA – Un balcone al secondo piano di una palazzina prefabbricata post-sisma nella frazione aquilana di Cese di Preturo, in via Volonté, è crollato finendo sul terrazzo dell’appartamento al piano inferiore: per fortuna in quel momento non c’erano persone in nessuno dei due balconi, altrimenti si sarebbe rischiata la tragedia.
Preoccupazione e sgomento tra i cittadini che abitano la palazzina, dichiarata inagibile dagli stessi vigili del fuoco, secondo quanto raccontato dagli stessi occupanti. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha annunciato che “da un primo esame il crollo del balcone in legno è stato causato da un difetto costruttivo legato alla mancanza della guaina e quindi dell’isolamento che ha permesso infiltrazioni che hanno indebolito il legno. Domani faremo controlli a tappeto a seguito di una indagine interna e poi presenteremo denuncia all’autorità giudiziaria”.
La famiglia al primo piano è stata sgomberata, come conferma lo stesso Cialente. Al secondo piano sono stati apposti i sigilli alla porta del balcone precipitato. Inoltre, sono state invitati gli altri aquilani che abitano negli alloggi dello stesso tipo a non uscire sui balconi in attesa dei controlli.
Domani si svolgeranno le analisi perché c’è il sospetto che il difetto sia costruttivo. Se i controlli dovessero confermare il difetto di costruzione, anche le altre palazzine saranno evacuate. I controlli si estenderanno anche alle altre 18 New Town del progetto case costruito a tempo di record per ospitare circa 16mila aquilani sfollati dopo il sisma del 6 aprile del 2009.
Come confermato ad AbruzzoWeb da fonti dell’ufficio Ricostruzione del Comune dell’Aquila, si tratta di un raggruppamento temporaneo di imprese tra Iter Gestione e Appalti Spa, Sled Spa e Vitale Costruzioni Spa. A curare il progetto era stata la Rpa Srl, di Perugia.
Queste tre imprese hanno realizzato complessivamente 23 edifici divisi in 5 dei 19 quartieri: Arischia, Cese di Preturo, Collebrincioni, Coppito 2, Sassa Nsi.
Secondo quanto si è appreso, dovrà essere lanciato un monitoraggio di tutti gli edifici simili o identici a quello dove c’è stato il crollo.
L’insediamento del progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo è una delle 19 cosiddette new town costruite dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e costituito da circa 4.500 alloggi per dare un tetto a circa 15 mila aquilani rimasti senza casa.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con tre mezzi.
Cialente, che si è recato sul posto, aveva spiegato che era il caso di verificare se ci fosse “un problema strutturale”.
Sul progetto C.a.s.e fin dal suo varo, ai tempi dell’emergenza sisma, ci sono polemiche a partire dal costo.
Gli insediamenti, sui quali ha dato indicazione progettuali l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sono stati realizzati attraverso un bando coperto da un finanziamento dell’Unione Europea di circa 500 milioni di euro.
La proprietà degli insediamenti negli anni scorsi è passata dallo Stato al Comune dell’Aquila.
La manutenzione, fino al 3 ottobre prossimo, è gestita dalla Manutencoop, ma il Comune sta verificando la possibilità di fondare a capitale misto pubblico privato per assicurare il servizio.
“Si è sfiorata la tragedia, è drammatico – ha continuato Cialente – Ora dobbiamo capire come sono state costruite le case, non si può giustificare il fatto che per andare di corsa, si costruisce male, questo anche alla luce del costo a metro quadrato”.
Cialente non sembra darsi pace: “Vorrei capire dove erano i direttori dei lavori e come sono stati effettuati i collaudi, come si è fatto a non accorgersi di niente”, ha tuonato ancora il primo cittadino, il quale a proposito del passaggio di proprietà al Comune e del problema della gestione ha annunciato “la richiesta alla protezione civile nazionale di tutti i collaudi, di tutti gli appalti, di tutta la documentazione, per fare verifiche strutturali e altri controlli, tra cui controlli energetiche visti i costi esorbitanti”.
Poi, la istanza al Governo: “Ora si pone un problema di manutenzione straordinaria perché molti danni sono strutturali segno che si è sbagliato a costruire, ma da Roma devono arrivare fondi adeguati”.
LA TESTIMONIANZA, ”SEMBRAVA UN ALTRO TERREMOTO, MIO PADRE POCO PRIMA SUL BALCONE”
“I vigili del fuoco ci hanno detto che la palazzina è completamente inagibile, queste case tremano sempre. Sembrava un crollo da terremoto, poteva finire in tragedia. Papà poco prima del crollo era stato sul balcone per innaffiare le piante”.
Queste le parole di Luciana Leonardis, inquilina dell’abitazione su cui si è schiantato il balcone del piano di sopra, centrando il balcone della camera da letto di suo papà, 88 anni, “che due minuti prima era lì per innaffiare le piante. Ha rischiato un infarto per lo spavento”.
“È successo a mezzogiorno, ero appena rientrata – racconta ad AbruzzoWeb la Leonardis, imprenditrice nel settore ristorazione, suo è il famoso ‘Magna e zitto’ – due minuti prima del boato, un boato che noi aquilani conosciamo bene, mio papà, 88 anni, era sul balcone della sua camera da letto per innaffiare le piante. Ha rischiato un infarto per lo spaventoCi siamo precipitati fuori, anche gli altri condòmini sono usciti di casa, pensavamo fosse un altro terremoto”.
“Purtroppo, la situazione è questa. Case costruite per proteggerci dal sisma si sbriciolano così. E noi non sappiamo che fare, se non dire che non c’è mai stata manutenzione, anche se a cinque anni dalla costruzione è angosciante vedere una palazzina con un balcone sfracellato al piano di sotto”, conclude sconsolata la donna.







