L’AQUILA – Un aquilano di 50 anni, Gino Falcone, è stato condannato a sei anni di reclusione per violenza sessuale e lesioni per una relazione avuta tra febbraio e agosto 2007 con A.B., all’epoca seguita da strutture di salute mentale dove lo stesso Falcone lavorava come operatore.
Come riporta il quotidiano Il Messaggero, a pesare sulla condanna è stata non solo la deposizione in aula della stessa vittima, ma anche la relazione dei tre periti nominati dal giudice per verificare la condizione psichiatrica della vittima e se donna fosse stata consenziente e consapevole dei rapporti sessuali, che comprendevano anche pratiche violente e umilianti.
Per i tre periti non ci sono dubbi: all’epoca dei fatti la donna si trovava in condizione di inferiorità psichica rilevante e “la cosa era nota a Falcone, dunque il consenso non può essere ritenuto valido, poiché la donna non era in grado di esprimere un dissenso”.
Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata dai familiari di lei.
Alla donna inoltre, come riporta il quotidiano, l’uomo si sarebbe presentato millantando di essere il comandante del Ros dei carabinieri e anche parente del magistrato Giovanni Falcone.
Il pm aveva chiesto per Falcone la condanna a sette anni e mezzo di reclusione.





