L’AQUILA – “La nuova Piazza Duomo fa parte della rinascita del centro storico della nostra città. Continuare a criticarla fa solo danno e spinge tanta gente, turisti compresi, ad evitarla”.

Reagiscono così alcuni commercianti del centro storico dell’Aquila al commento – molto duro e capace di scatenarne molti altri – su Facebook, firmato da Fulvio Di Carlo, campione del rugby nonché ingegnere civile, sulla nuova piazza Duomo ripavimentata e oggetto di un profondo restyling (al netto dei ritardi ormai certificati per quanto riguarda la conclusione dei lavori).

“Entrando nella piazza grande dalla parte di Via Cavour – aveva scritto Di Carlo – istintivamente mi viene da mettermi la mano davanti agli occhi, come a proteggermi da un’improvvisa folata di vento intrisa di sabbia quasi fosse il ghibli del deserto. Il sole che si riflette sul biancore mi porta a chiudere gli occhi e mi assale un senso di straniamento che mi fa dire, ‘ma è questa la mia città? Ma è questa la piazza in cui sono vissuto, in cui correvo felice da bambino con mio padre, ancora giovanissimo, che mi incitava e qualche volta correva con me?'”.

Il post, evidentemente, ha toccato le corde più tese, comprese quelle di “fibra” politica, di questo segmento delle discussioni sul centro del capoluogo di regione abruzzese distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009 e oggi ancora in fase di ricostruzione tra veri e propri tesori architettonici rinnovati o addirittura scoperti per la prima volta, ma anche tante difficoltà per residenti e varie attività non soltanto commerciali (che in alcuni casi sono costrette a chiudere i battenti).

Difficoltà legate, tra l’altro, alla necessaria presenza dei cantieri, alla questione della sicurezza ed alla cronica assenza di un numero di parcheggi adeguato alla scelta di pedonalizzare il cuore cittadino, ma pure a tutto ciò che di negativo può portare con sé un centro storico destinato ormai quasi esclusivamente al divertimento e al turismo.

“Dobbiamo fare il tifo per L’Aquila, non remarle contro – dicono a questo giornale i commercianti, che hanno chiesto di restare anonimi -. Il centro storico sta cambiando volto, c’è bisogno di tempo e di fiducia. Evidenziare i problemi è un conto, un altro conto è renderli più grandi di come sono in realtà, tra l’altro con la convinzione che i gusti personali siano gli stessi per tutti e che il commercio sia quello di prima del terremoto”.

“Con tanta fatica, ma pure con un amore enorme per L’Aquila – continuano – abbiamo scelto di investire in un momento difficilissimo, credendo di farlo con una prospettiva di rinascita che in molti casi è già ben visibile, basti pensare ai successi di pubblico dei tanti eventi estivi ed al premio da Capitale italiana della Cultura, ed ha fatto innamorare tantissime persone anche dall’estero”.

“Cerchiamo di discutere, quindi, ma senza celebrare il funerale di una città che da oltre quindici anni deve lottare per cancellare i segni della immane catastrofe del 2009 che per qualcuno sembra non essere così importante”, concludono i commercianti.