L’AQUILA – Che L’Aquila post-sisma non sia una città virtuosa dal punto di vista delle alternative all’automobile, è un dato di fatto.

Ed è un dato di fatto pure la difficoltà di organizzare qualcosa di fruibile in un luogo di montagna, con salite in alcuni casi anche piuttosto ripide.

Ma, fa notare l’architetto aquilano Antonio Perrotti, sempre attento ai capitoli dell’urbanistica aquilana e membro attivo su più fronti, tra cui quello sulle Aree bianche, il capitolo ciclo-pedonale “è stato totalmente ignorato dall’amministrazione comunale, ma non è ancora tardi per recuperare”.

Un primo intervento, spiega, potrebbe già interessare i quartieri dei Progetti C.a.s.e., e M.ap., quei quartieri costruiti, in certi casi anche male dal punto di vista strutturale, per far fronte all’emergenza abitativa post-terremoto ma senza criteri che andassero oltre l’emergenza stessa, cioè la vivibilità ordinaria, quotidiana, che evitasse un destino da anonimo dormitorio.

“Potrebbero ad esempio essere connessi fino ai centri commerciali dell’Aquila e di Preturo, visto che si tratta di una zona pianeggiante – dice Perrotti ad AbruzzoWeb -. Stesso schema sul fronte opposto, nelle zone di Paganica e Bazzano, anch’esse pianeggianti. Da quelle parti ormai c’è tanta gente che abita e lavora ogni giorno, gente spesso costretta a scavalcare guardrail e recinti e a rischiare, specie a sera, di essere travolta dalle macchine e da altri mezzi”.

“Le periferie – aggiunge – che tra l’altro comprendono anche i nuclei industriali, sono assolutamente inadeguate per chi, e sono tanti, può usare o è costretto a usare mezzi alternativi all’automobile. A piedi, con la bici e con l’autobus, il cui uso va incentivato e non tagliato, si potrebbe davvero cambiare il modo di vivere la nostra realtà post-sisma, invece si è tornati indietro di decenni, con quell’impostazione culturale da anni ’60 del secolo scorso che ha prodotto danni enormi”.

Per Perrotti, come già scritto, si può ancora ovviare a questa situazione con interventi mirati, “evitando opere enormi, inutili o dannose, oltre che costosissime, come il ponte della Mausonia o i parcheggi sotterranei in centro che qualcuno vorrebbe costruire. C’è già un clima non più buonissimo, evitiamo di causare altri guai di cemento ed emissioni”.

Sulle piste ciclabili, l’architetto afferma che “non serve costruirle per forza secondo lo standard europeo, basterebbe intervenire con pochi soldi, un po’ di ghiaia e molta intelligenza sulle interpoderali, partendo da Preturo per andare dall’altra parte del territorio, va bene anche testare la littorina fino a Scoppito, sarebbe qualcosa di semplice ed esemplare, ma serve superare quel blocco culturale e politico che, ripeto, ci ha impantanati negli anni ‘60”.

“Insomma – conclude – serve un modello di vita cittadina diverso, davvero ecosostenibile. E non è vero che il freddo e il maltempo scoraggiano i cittadini ad usare mezzi diversi e non inquinanti, perché nel nord Europa c’è tantissima gente che non ha la macchina e si sposta in bici, dove si può, affrontando pioggia, neve e ghiaccio”.