L’AQUILA – È scontro nella maggioranza di centrodestra che governa il Comune dell’Aquila sulla definizione del bando per la nomina dei nuovi vertici delle società partecipate dell’ente, con il sindaco, Pierluigi Biondi, che invece invita tutti alla calma e ribadisce che le scelte saranno sue personali.
Il documento è entrato e uscito dalle riunioni di Giunta già due volte senza che fosse approvato e le bozze sono rimaste chiuse a doppia mandata nei cassetti del primo cittadino, anche a causa della differenza di vedute sul requisito della laurea per i futuri amministratori unici di Asm, Ama, Afm, Centro turistico, Sed ed Ex Onpi.
I fronti contrapposti vedono da un lato Noi con Salvini e Fratelli d’Italia, che chiedono che i futuri vertici debbano avere necessariamente un titolo di studio accademico, dall’altro lato Forza Italia, che preme per lasciare tutto com’è, ovvero senza inserire paletti di questo genere.
Sembra simile la posizione del sindaco. “Non lo dico pro domo mia, ma non credo che laurea faccia differenza tra chi ha capacità amministrativa e chi no – rimarca ad AbruzzoWeb – In Gran Sasso Acqua abbiamo scelto una persona laureata (l’avvocato Fabrizio Ajraldi, ndr) ma non credo sia solo questa la modalità di selezione di una classe dirigente”.
Biondi, comunque, infastidito dai “toto-nomi”, tiene a rimarcare un aspetto ben noto: “Al di là se si deciderà o meno per questo requisito, sceglierò chi dà garanzie di buona amministrazione. Gli aquilani – ricorda – mi hanno votato per cambiare la città, non per gli intrighi di partito”.
“I partiti è giusto che facciano, la loro parte, ma è il sindaco che ha la titolarità della scelta perché ci mette la faccia, e per questo i nomi devono essere di mio gradimento, altrimenti non se ne parla”, conclude.
Il fronte dei favorevoli alla laurea fa notare, a supporto di questa tesi, che in passato questa peculiarità fu una battaglia dell’allora opposizione di centrodestra con dichiarazioni pubbliche e richieste al governo cittadino di centrosinistra a cavallo tra la fine del primo mandato di Massimo Cialente e l’inizio del secondo, nel 2012.
E adesso, dicono i pro-laurea, per ragioni di coerenza politica, non si può certo tornare indietro.
Dall’altro lato i forzisti contrari all’introduzione di questo paletto puntano sul fatto che il regolamento comunale, sulla base del quale andrà redatto il bando, di laurea non fa alcuna menzione.
Salviniani e meloniani, tuttavia, controbattono che, prossimamente, il regolamento dovrà tornare in Consiglio perché andrà adeguato a nuove normative e quella può essere l’occasione buona per modificarlo in tal senso.
Inoltre, evidenziano che, con l’abolizione dei Consigli d’amministrazione, gli amministratori sono veri e propri factotum di un’azienda e non possono essere solo un’emanazione politica, ma devono avere anche nozioni e competenze tecniche.
Viene, infine, anche malignato dal fronte dei pro-laurea che, qualora si introducesse il requisito, a essere danneggiata sarebbe guarda caso solo la squadra forzista, che dovrebbe trovare pedine alternative a Paolo Federico, sindaco di Navelli, in pole per la società del ciclo dei rifiuti Asm, e Stefano Morelli, segretario comunale di Fi, ventilato per il centro anziani ex Onpi, ed è ingiusto fare una battaglia sulle persone.
Per le altre aziende i papabili, anticipati da molto tempo da questo giornale, sono Salvatore Santangelo (in quota L’Aquila futura) per l’azienda farmaceutica Afm, gli avvocati Luciano Bontempo (Unione di centro) per il servizio elaborazione dati Sed e Gianluca Museo per il Centro turistico, mentre per l’Ama è ancora coperta la carta che comunque spetta giocare ai salviniani.






