L’AQUILA – Non va giù, all’avvocato Fausto Corti, che per conto di un centinaio di aquilani presentò ricorso contro la sospensione del contributo di autonoma sistemazione (Cas), la decisione del Consiglio di Stato che, dopo il Tar, ha confermato la liceità della scelta del Comune dell’Aquila.
Con una delibera di Giunta l’ente ha disposto la fine di qualsiasi forma onerosa di assistenza alla popolazione, offrendo alle circa 500 famiglie che ancora percepivano il Cas un alloggio del progetto C.a.s.e..
“Può anche darsi che il Comune abbia motivato bene le ragioni di quell’ordinanza – argomenta Corti ad AbruzzoWeb – ma il dato di fatto è che con un decreto legge del 2013 lo Stato ha dato 50 milioni di euro che il Comune deve ora ridare indietro, come ci ha confermato la dirigente del settore Assistenza alla popolazione”.
Una scelta, insomma, “giusta dal punto di vista giuridico, ma non morale”. Anche perché, ci tiene l’avvocato a rimarcarlo, quei soldi, destinati all’assistenza alla popoalazione per l’intero 2015, non è che potranno essere utilizzati per altri scopi dal Comune, ma andranno restituiti dallo Stato, il quale potrà spenderli per qualsiasi cosa.
Il Comune, dunque, “negando questo beneificio arreca un danno senza ricavarne alcun vantaggio. È solo un atto ostile che non produce alcun beneificio per la collettività”.
Diametralmente opposta la posizione dell’assessore comunale al ramo Fabio Pelini, che sempre a questo giornale, esprimendo soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato, aveva rivendicato la scelta di “coniugare diritti e doveri, il diritto all’assistenza e il dovere di risparmiare”.
E tra quel migliaio di persone che dal 1° aprile si sono vista sospendere l’erogazione del sussidio non ci sono, naturalmente, solo benestanti e facoltosi. “La maggior parte sono pensionati” e la decisione del Comune, ricorda Corti, “sta producendo problemi ad anziani, malati, a una serie di fragilità sociali”.
Per Corti non ci sarebbe stato nessun rischio di obiezioni neanche da parte della Corte dei conti, nel caso in cui il Comune avesse continuato ad erogare il Cas, perchè “il Cipe ha erogato ed autorizzato la spesa”.
E poi, c’è la questione della soluzione alternativa offerta. A molti di quelli che hanno chiesto l’assegnazione di un appartamento, in Comune avrebbero risposto, anche recentemente, che di alloggi non ce ne sono. Per questo c’è ancora chi starebbe pagando l’affitto con proprie risorse.
“Gli alloggi vuoti ci sono pure – dice Corti – ma tali restano perchè sono in condizioni pietose, devastati dai precedenti occupanti e senza la minima manutenzione”. Tra i 5-600 gli alloggi che sarebbero vuoti, naturalmente soprattutto negli insediamenti periferici e delle frazioni.






