L’AQUILA – Una produzione che supera 1 miliardo di euro, quasi 1.300 addetti tra diretti e indotto, e un export che pesa per il 32% sul totale manifatturiero e per il 48% sul totale hi tech.
È la fotografia dell’industria biotecnologica dell’Aquila, con numeri che la candidano a essere una sorta di ‘capitale’ del biotech.
I numeri sono stati presentanti nel corso del convegno ‘Biotech e farmaco: nuove possibilità di cura, un’opportunità per il Paese’, nell’ambito di una due giorni sul biotech organizzata da Farmindustria nel capoluogo abruzzese.
E dall’evento viene fuori un dato importante, quello dell’assenza di esuberi nel comparto, almeno al momento, come annunciato da Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, che ha parlato di ‘giorno dell’ottimismo’. Interessanti i numeri e le prospettive fornite da Eugenio Aringhieri, presidente del gruppo Biotecnologie di Farmindustria.
All’evento erano presenti tra gli altri il ministro per le Riforme costituzionali Gateano Quagliariello, eletto in Abruzzo al Senato alle ultime elezioni politiche, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, il neo eletto rettore dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, che ha ricevuto le congratulazioni del ministro, il prorettore uscente, Francesco Vegliò.
All’Aquila, sottolinea Farmindustria, sono presenti tre imprese del farmaco (Dompé, Menarini, Sanofi).
Aziende che, proprio qui, nel 2012, a fronte di 80 milioni di spesa pubblica, ne hanno generati 115, dei quali 100 direttamente (25 milioni di investimenti, 60 per stipendi e contributi, 15 di tasse) e 15 con l’indotto, con un tasso di rendimento del 45%.
“Risultati di primo piano per una Regione che può contare anche su altre realtà importanti – come l’Angelini a Pescara e a Chieti e l’Alfa Wassermann a Pescara – che pongono Abruzzo e industria farmaceutica in un rapporto di continua simbiosi”.
FARMINDUSTRIA: ”NON CI SARANNO ESUBERI A L’AQUILA”
“Nel caso dell’Aquila non ho ancora sentito parlare di esuberi nel settore farmaceutico. C’è molta consapevolezza e molto senso di responsabilità”.
Lo ha dichiarato ad AbruzzoWeb Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, parlando delle ripercussioni locali della crisi nazionale di settore a margine del convegno “Biotech e farmaco: nuove possibilità di cura, un’opportunità per il Paese”.
Dichiarazioni che rasserenano un quadro in verità fino a qualche mese fa molto molto più teso, in particolare a fine 2012, con minacce di lavoratori in bilico anche nell’Aquilano e riunioni frenetiche per scongiurare una vertenza profonda.
È vero che siamo un settore duramente colpito, non solo negli ultimi 10 anni ma nell’ultimo in particolare: 4 manovre governative, in tutte si è limitata la farmaceutica a volte senza portare vantaggi al servizio sanitario nazionale – ha sottolineato il presidente – Questo ha portato problemi che si sono concretizzati con 1.500 addetti in meno solo nello stesso anno e altri 2 mila previsti, ma al momento non mi risulta che in questo polo sia un problema e mi auguro che non lo sia”.
In tal senso, Scaccabarozzi ha voluto affermare che “oggi è la giornata dell’ottimismo e non potevamo non venire all’Aquila, che per noi è un polo importante. Abbiamo 7 fabbriche, un centro di ricerca, 2.500 addetti tra diretti e indotto e una ricerca di eccellenza soprattutto sull’area biotech”.
“Siamo in un luogo che mi suscita emozione e vicinanza alla popolazione di questo territorio, che ha tanto bisogno di ottimismo e le biotecnologie lo danno nella salute – ha detto, ricordando la costruzione della tensostruttura del polo universitario di Coppito che ospitava il convegno – All’indomani del terremoto venimmo qui e costruimmo questa struttura proprio per essere vicini a chi ospita queste imprese”.
Da Scaccabarozzi anche un invito alla politica: “Ci aspettiamo un po’ di rispetto per gli addetti di questo settore strategico. È una questione di attenzione nei confronti di settori che danno rilancio al Paese, sia dal governo che dagli enti locali – ha concluso – oggi abbiamo 21 sistemi sanitari regionali di altrettanti piccoli con cui è impossibile relazionarsi”. Alberto Orsini
ARINGHIERI: ”LE BIOTECNOLOGIE PER LE MALATTIE CHE NON HANNO CURA”
“Dalla biotecnologia ci si aspetta molto e ha raccolto la sfida delle patologie che ancora oggi sono orfane di trattamento – ha detto Aringhieri – Oggi il 20% dei farmaci in commercio è biotecnologico, così come più del 50% di quelli in via di sviluppo, e nel 2025 si arriverà al 75%”.
Nel sistema aquilano, secondo il presidente del gruppo Biotecnologie di Farmindustria, “il biotech rappresenta un’eccellenza ed è un’esempio di istituzioni, università e industria che lavorano bene insieme”.
“Sugli esuberi posso dire che in un momento sicuramente difficile la biotecnologia continua a crescere come ricavi e investimenti e l’occupazione è stabile”, ha concluso.
QUAGLIARIELLO: ”SETTORE IMPORTANTE PER RIPRESA, SOPRATTUTTO QUI”
“Il biotech è un settore su cui puntare molto per la ripresa economica del Paese e ovviamente in questo pezzo d’Italia la ripresa economica ha un significato ancora più forte – ha affermato il ministro Quagliariello – perché si innesta su una situazione di crisi che deve essere assolutamente sentita come emergenza nazionale e non solo di questo territorio. È una ferita dell’Italia e il governo si deve impegnare a risanare”.
“Fra le eccellenze italiane – ha sottolineato poi – quella della farmaceutica è particolarmente significativa perché comprende una importante componente di ricerca e innovazione, specie nell’ambito delle biotecnologie”.
E se, come dicono i numeri, “nel settore gli investimenti in ricerca e sviluppo sono aumentati nonostante la diminuzione delle imprese” si tratta di “un segno di vitalità e di coraggio” per un mondo “che corre velocemente, a ritmi che la politica fa fatica a seguire”.
La politica, ha spiegato ancora Quagliariello, “se ne accorge solo quando queste novità, pur positive, creano condizioni e circostanze inedite, che richiedono nuova governance, per i quali a volte siamo impreparati”.
“Nello specifico, penso per esempio alla grande promessa della medicina rigenerativa e alle aspettative che si sono create, come anche alla medicina predittiva e della prevenzione, all’impatto che tutto questo avrà sul sistema sanitario che necessariamente ne sarà ridisegnato. Penso anche – ha sottolineato – alle possibili disuguaglianze che potrebbero venirsi a creare e che invece dovremo evitare”.
Per evitare che “innovazioni importanti piombino sui tavoli ministeriali e nelle aule parlamentari nell’urgenza delle circostanze” bisogna attivare “un confronto continuo fra realtà di ricerca, produzione e sviluppo”.
CIALENTE: ”PARTE FONDI SVILUPPO A QUESTO GRANDE SETTORE”
“La mia esperienza da parlamentare è stata incentrata sulle biotecnologie, è la nuova frontiera della medicina – ha detto Cialente – I grandi progressi sono legati ai nuovi farmaci e alla diagnostica”.
“Sull’Aquila auspico una presenza sempre maggiore, il 5% dei fondi per la ricostruzione, 100 milioni, sono stati destinati proprio a questo settore”, ha concluso.
Il settore in Italia ha numero interessanti. Oltre cento (109) farmaci disponibili, 67 progetti discovery e 359 prodotti in sviluppo.
Nella nazione i medicinali biotecnologici rappresentano ormai il 20% di quelli in commercio e il 50% di quelli in sviluppo.
A scattare una fotografia del settore, che rappresenta il futuro della farmaceutica, soprattutto per patologie rilevanti e diffuse come anemia, fibrosi cistica e alcune forme di tumore, senza contare le patologie rare genetiche, il convegno organizzato all’Aquila da Farmindustria.
“Le imprese del farmaco biotech che operano nel nostro Paese – ha ricordato Eugenio Aringhieri, presidente del Gruppo Biotecnologie di Farmindustria – rappresentano il 43% del totale e incidono per l’85% sul fatturato complessivo dell’intero comparto biotech”.
“Il settore del farmaco biotech in Italia – sottolinea anche Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – è dinamico, altamente tecnologico e innovativo. Con 175 imprese, 1.410 milioni di investimenti annui, 4.864 addetti in ricerca e sviluppo, grandezze per il 75% determinate dall’industria farmaceutica, rappresenta un valore per i singoli territori e una leva di crescita per l’intero Paese da valorizzare nel migliore dei modi”.






