L’AQUILA – “Sono rammaricato perché si sono persi tempo e soldi e perché nessuna amministrazione ci ha sostenuti. Sono però anche contento di poter riaprire il campus appena saranno fatti i lavori necessari”.

Dopo cinque anni dal sequestro della struttura, nell’ambito di un’inchiesta  della procura della Repubblica dell’Aquila per irregolarità urbanistiche, l’imprenditore Giulio Carnevale può tornare a tirare un sospiro di sollievo.
 
È lui che ha realizzato il campus universitario per 250 studenti nel comune di Pizzoli (L’Aquila) intitolato alla memoria di sua figlia Giulia, la studentessa laziale universitaria deceduta nel crollo della palazzina in cui risiedeva nel terremoto del 6 aprile 2009.

Il processo a carico delle persone coinvolte a vario titolo nella vicenda si è chiuso con 10 assoluzioni con formula piena “perché il fatto non sussiste”.

Come già annunciato ad Abruzzoweb prima della sentenza, Carnevale ha intenzione di riaprire la struttura. Non prima però di fare i conti di quanti soldi serviranno per riparare i danni che 5 anni di intemperie e sciacalli hanno causato. Numerosi infatti sono stati i furti ai danni della struttura, per i quali si è parlato nei giorni scorsi di un possibile coinvolgimento di due carabinieri.

“Le strutture – spiega – si sono rovinate a causa delle intemperie, che hanno provocato infiltrazioni, oltre ai furti che hanno ulteriormente creato danni. Ci vorranno sicuramente soldi per ripristinare la situazione. Il giudice ha già disposto il dissequestro, nei prossimi giorni ci recheremo sul posto per una valutazione complessiva, non ho idea di quale sia la situazione anche perché sono due anni che non vado lì”.

A rammaricare di più l’imprenditore è la mancata occasione di offrire un servizio agli studenti universitari nel momento in cui c’era più bisogno, quello in cui l’emergenza abitativa era più forte.

“Si è fatto un danno a tutta la collettività – aggiunge – a partire dagli studenti che non hanno potuto utilizzare il campus, una struttura funzionante che avrebbe garantito un ottimo servizio, con affitti a prezzi calmierati, ovvero 170 euro a posto letto. La struttura avrebbe dato l’immagine al territorio assolutamente positiva”.

Il progetto da 5 milioni di euro prevedeva la realizzazione di diverse palazzine per 139 piccoli appartamenti, per un totale di 262 posti letto, da destinare a studenti universitari. Al momento del sequestro, solo una parte degli immobili era stata realizzata e occupata da 32 di studenti, costretti poi a lasciare gli alloggi, mentre altri 32 sarebbero entrati la settimana dopo del sequestro.

Riguardo al processo, Carnevale si dice ovviamente soddisfatto dell’esito: “Sapevo che la verità sarebbe uscita fuori. Ho creduto fin dall’inizio alla bontà del nostro progetto ed ero fiducioso”.

Per il prossimo anno accademico si spera già di poter offrire qualche posto letto per gli universitari.

“Speriamo di potercela fare, almeno per la parte che era già stata aperta. Vedremo anche di concordare un bando con l’Adsu così come avevamo fatto allora”, conclude.