L’AQUILA – Picchiato brutalmente per aver voluto proteggere due ragazze importunate da tre bulli.

La polizia dell’Aquila ha ricostruito la vicenda del pestaggio avvenuto il 12 febbraio scorso a danno di un universitario di 21 anni del capoluogo, mandato all’ospedale con il setto nasale fratturato e una prognosi di 40 giorni, e denunciato i presunti autori del fattaccio per lesioni aggravate in concorso.

Si tratta di tre stranieri: A.M., colombiano minorenne, S.K., ucraino di 20 anni, e M.A., albanese di 21, tutti residenti nell’Aquilano.

L’ultimo, in particolare, già era ritenuto componente di una baby gang che nel 2010 aveva imperversato sul territorio, dedita a piccoli furti, risse, uso di alcol e sostanze stupefacenti, ma allora ne era uscito senza denunce, non essendo stato colto in flagranza di specifici reati.  

AbruzzoWeb, nell’immediatezza dei fatti, aveva raccolto lo sfogo amaro della mamma del ferito: “L’Aquila sembra essere diventata il Bronx e noi cittadini dobbiamo mobilitarci per cambiare le cose e difendere i nostri figli”.

La storia. La sera del 12 gennaio un ragazzo aquilano di 21 anni decide di fare qualche giro per i locali e conosce due ragazze, studentesse universitarie, con cui trascorre la serata. Davanti a un pub le giovani vengono avvicinate dai tre stranieri, con i quali scambiano due veloci chiacchiere, anche in lingua spagnola.

A un certo punto il ragazzo ucraino, alla presenza del colombiano, offre a una delle studentesse una dose di cocaina ma lei rifiuta sgarbatamente sia l’offerta sia la compagnia.

Dopo un po’ le ragazze escono dal locale con il loro amico e si incamminano a piedi verso la Fontana luminosa. I tre stranieri, dopo l’affronto subito, li seguono a bordo di un’auto, una Fiat 600 con un portapacchi sul tettuccio e, dopo averli avvicinati, proferiscono qualche parola, non compresa, alle ragazze. Il ragazzo allora le abbraccia a scopo di protezione e cerca di far aumentare il passo al gruppetto ma questo gesto è la goccia che fa traboccare il vaso e scatta la spedizione punitiva.

L’albanese resta a bordo della sua auto, mentre l’ucraino e il colombiano scendono e dopo aver raggiunto i ragazzi, scaraventano a terra il maschio, riempendolo di calci e pugni, per poi fuggire con l’auto.

La mattina dopo scattano le indagini da parte della squadra Mobile, basate su telecamere e testimonianze varie. Purtroppo però i circuiti di video ripresa presenti in zona non sono utili. Il cerchio sembra chiudersi quando un ragazzo colombiano minorenne viene informalmente riconosciuto, ma i necessari approfondimenti investigativi portano a escludere sue responsabilità.

La svolta arriva quando, anche con la collaborazione dell’ufficio Immigrazione, viene fatta la verifica di tutti i giovani sudamericani residenti nella provincia dell’Aquila, ben 2.800, ma restringendo il campo sui colombiani (dai 18 ai 25) erano solo quattro ma non minorenni.

Approfondendo le indagini, la polizia riesce a rintracciare un colombiano minorenne non censito, la cui foto fatta vedere a tutti i testimoni, consente di identificare con certezza il ragazzo autore dell’aggressione.

Dalle sue frequentazioni si riesce ad arrivare al gruppetto e così vengono riconosciuti anche l’albanese e l’ucraino, così come confermano le testimonianze di altri coetanei che quella sera li hanno visti insieme.

Rintracciata pure la Fiat 600 utilizzata la sera dell’aggressione, di proprietà della madre del ragazzo albanese.