L’AQUILA – Rischia la morte il rumeno di 19 anni pestato a sangue all’Aquila da uno suo connazionale, che si è poi dato alla fuga insieme a suo fratello.

E qualora il ragazzo dovesse perdere la vita, il capo di imputazione per l’aggressore, che ora è in stato di fermo, cambierebbe “da lesioni aggravate e omissione di soccorso a omicidio preterintenzionale”.

Lo ha affermato in conferenza stampa il dirigente della squadra Mobile della questura del capoluogo, Maurilio Grasso che ha specificato che “il ragazzo è stato operato due volte e forse neccessiterà di una terza operazione. Presenta un’edema cerebrale e per ora i medici si riservano la prognosi”.

Per l’aggressore, che non ha precedenti penali, il fermo è stato “necessario per i pericoli di fuga e di inquinamento delle prove. Il ragazzo, infatti – ha proseguito – ha contattato i testimoni per invitarli a una versione dalla sua parte. Entrambi i ragazzi sono ben integrati nel territorio, l’aggressore ha documenti italiani e un’occupazione lavorativa e si trova all’Aquila da un anno, ma potrebbe darsi alla fuga”.

Una decina i testimoni che hanno assistito alla lite, tutti di origine rumena, interrogati nella giornata di ieri.

“Sono stati tutti molto collaborativi, la lite non è stata violenta, ma sono stati colpi ben assestati: due pugni e un calcio alla testa che hanno determinato le gravissime condizioni del giovane”.