L’AQUILA – Lascia la chiesa di San Francesco d’Assisi sotto una neve discreta, spinto dall’assolo finale di chitarra de “Gli Angeli” di Vasco Rossi.
Fuori c’è la folla che merita una persona speciale al termine di un funerale denso di commozione, incredulità, rabbia, con mamma Rita che si aggrappa a suo marito Eugenio e a suo figlio Daniele dopo aver ceduto a un malore prima che cominciasse la cerimonia.
Riccardo Pollice è lassù in cielo. Sorride, gioca a pallone, scherza come solo lui sa fare. E qui? Qui non arrivano gli angeli. Da qui gli angeli “se ne vanno troppo presto”.
Ricky se n’è andato venerdì scorso lasciando tutti senza parole e suscitando anche uno sdegno sacrosanto, perché morire a 35 anni per una brutta malattia è un’offesa al genere umano. Qualcuno, oggi, è riuscito a trovare le lacrime con cui sciogliere il grigio muro della morte improvvisa di un giovane.
In chiesa i compagni di squadra del Roio Calcio sono seduti in silenzio, uno di loro posa la maglia a strisce orizzontali biancoverdi con le firme di tutti sulla bara coperta di fiori. Il parroco di Pettino (L’Aquila), Don Dante Di Nardo, prova con tenera fermezza, attraverso la parabola delle dieci vergini, a lenire il dolore di chi ha amato Riccardo, ma in certi momenti la fede non è nient’altro che un accessorio.
I parenti e gli amici più stretti e anche chi lo conosceva alla maniera in cui si conoscono tutti i giovani aquilani, mentre scorrono le parole di Gesù si fanno forza pensando a quel ragazzo dal sorriso sincero impegnato a giocare a calcio, la passione più grande, su un campo fangoso o su una spiaggia assolata.
“Ci vediamo dopo”, gli dicono i colleghi della Transcom, come se Riccardo non avesse mai avuto bisogno di cure e fosse ancora lì, al lavoro, a raccontare le sue vacanze estive e a pensare alle prossime. Un abbraccio che di sicuro gli avrà fatto piacere glielo regalano Corrado Chiodi, Fabio Aureli e Imperio Carcione, presidente, direttore generale e capitano dell’Aquila Calcio, la squadra del cuore che gli ha dedicato il gol vittoria di Nicola Ciotola contro il Teramo, sabato scorso al “Fattori”.
Antonio Gallitrico, uno degli amici fraterni, gli ha parlato con l’anima di fuori prima dell’addio più difficile.
Così come i compagni del Roio Calcio, “soffrire sempre, mollare mai”, onorando per l’ultima volta quella sorta di fratello maggiore nello spogliatoio che non saltava mai un allenamento, non mancava mai di rispetto e aveva sempre un consiglio e una parola buona per chi era in difficoltà.
E adesso? Adesso, “Pollicio'” le “vasche” su e giù per Corso Federico II tocca farcele da soli. In una città da ricostruire che ha perduto un aquilano vero.
Un ragazzo d’oro.





