L’AQUILA – Anni di calvario, passati a difendersi da un’accusa ingiusta e infondata: quella di detenzione di droga ai fini di spaccio.
Quattro anni dopo l’arresto, è arrivata però l’assoluzione per “non aver commesso il fatto”.
La sentenza del giudice Giuseppe Grieco del Tribunale del capoluogo, è arrivata a togliere il macigno che pesava sulla vita dell’aquilano Tiziano Chiarizia, 41 enne di Filetto (L’Aquila), arrestato nel 2011 e poi finito per oltre un mese ai domiciliari con l’accusa di spaccio di stupefacenti.
Il pm aveva chiesto per l’uomo 2 anni di reclusione dopo che gli agenti della polizia lo avevano tratto in arresto dopo aver trovato, nell’auto in cui viaggiava con un suo amico, un piccolo forziere portatile che custodiva al proprio interno un involucro con due etti e mezzo di droga e un bilancino, consegnatogli proprio da Chiarizia.
“Un processo difficile, ma ben fatto, caratterizzato dalla grande onestà intellettuale del giudice Grieco”, commenta l’avvocato difensore di Chiarizia, Vincenzo Calderoni.
“Il mio assistito aveva custodito quel forziere per conto di una terza persona che gli aveva mentito sul contenuto e si è limitato a riconsegnarla al proprietario, ignaro di cosa contenesse – afferma l’avvocato – Gli agenti non gli hanno creduto ed è stato arrestato”.
Un processo lungo e difficile per l’uomo che “si è sempre dichiarato estraneo ai fatti – aggiunge – C’è stato un procuratore che ha ritenuto che fosse coinvolto, tuttavia c’è stato un giudice che ha fatto un processo serio e responsabile e ha avuto il coraggio e l’onestà di smontare l’impianto accusatorio. Non sempre, purtroppo, va così”.
“Il mio cliente è stato coraggioso e determinato nel sostenere un processo difficile e molto pesante – conclude – che gli ha reso giustizia perché è sempre stato estraneo alle accuse”.




