L’AQUILA – L’Accademia dell’Immagine dell’Aquila rimane ancora una volta senza presidente, dopo la rinuncia formalizzata nei giorni scorsi in una lettera dal designato Francesco Rosettini, perché impossibilitato a lavorare mentre Comune capoluogo e Regione Abruzzo si rimpallano tra loro la responsabilità di trovare un ufficio e dei consulenti per affrontare la drammatica situazione debitoria e dare risposte ai 10 dipendenti senza lavoro.

E così, come nel giro dell’oca, fa due passi indietro dopo averne fatto uno avanti l’istituzione culturale nata nel 1993 da idea di Vittorio Storaro, direttore della fotografia premio Oscar, e di Gabriele Lucci, direttore generale, alle prese con un difficile rilancio, con unico patrimonio una sede da ricostruire a Collemaggio da 6 milioni di euro.

Destini che si incrociano con quello della sede distaccata all’Aquila del Centro sperimentale di cinema (Csc), aperta nel 2011, il cui rifinanziamento con 300 mila euro da parte della Regione per il 2016 è a rischio.

Tutto questo, per paradosso, proprio mentre viene annunciata e fortemente pubblicizzata, per l’anno venturo, la creazione di una Abruzzo Film Commission per girare lungometraggi nel territorio regionale e generare cultura e indotto economico.

Rosettini, avvocato, era stato designato a marzo, a stipendio zero, dal presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, figura responsabile delle nomine per Statuto, dopo una confusa fase di liquidazione, segnata anche da inchieste giudiziarie, con la Regione, uno dei quattro soci (gli altri sono Comune, Provincia e istituto cinematografico La lanterna magica), che aveva optato per un rilancio in stile Abruzzo Engineering, evitando la chiusura disposta dalla vecchia maggioranza di centrodestra e dal presidente Gianni Chiodi, fautore dell’approdo del Csc, che riteneva l’Accademia “un carrozzone del centrosinistra”.

Ma l’ex presidente della municipalizzata Asm ha passato il resto dell’anno a far notare alle istituzioni di non avere modo di lavorare senza una dotazione minima: un ufficio e del personale per mettere mano alla montagna di carte accumulate dal 2009 a oggi e per prepararsi alla “aggressione” da parte dei creditori.

Alla fine, dopo tante rassicurazioni, la risposta non è mai arrivata: di qui il “no grazie” di Rosettini e un futuro ancora più nebuloso.