L’AQUILA – I carabinieri hanno festeggiato oggi all’Aquila la Virgo Fidelis, patrona dell’Arma, che coincide con la commemorazione della battaglia di Culqualber in Africa, durante la seconda guerra mondiale, nella quale i militari si distinsero per coraggio e combattività.

Alle 17.30, presso la Basilica di Collemaggio, alla presenza delle massime autorità civili e militari della regione, l’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Molinari, ha officiato la messa per la celebrazione.

Maria Vergine, fu proclamata ufficialmente patrona dei carabinieri l’11 novembre 1949, da papa Pio XII. Il pontefice colse sapientemente l’affinità di devozione che si sostanzia nella “fedelta’” e che rende incredibilmente prossime figure apparentemente così lontane tra loro: da un lato Maria, che dedica tutta la sua vita legandola alla sorte di suo figlio, il redentore, dall’altro i carabinieri, pronti, per abnegazione all’Italia, a immolare la propria stessa vita.

Non è un caso che la data della ricorrenza, il 21 novembre, appunto, coincida nel rito cristiano con la celebrazione liturgica della “presentazione di Maria Vergine al Tempio” e, per l’Arma dei carabinieri, con la commemorazione della battaglia di Culqualber.

Il fatto d’arme, rievocato nella 71ª ricorrenza dal comandante della legione carabinieri “Abruzzo”, il generale di brigata Claudio Quarta, presente anche il padrone di casa, il comandante provinciale, colonnello Savino Guarino, costituisce una delle colonne portanti della tradizione di fedeltà dell’Arma, alla cui bandiera di guerra fu concessa la seconda medaglia d’oro al valor militare proprio in memoria di quell’epica battaglia.

E l’agosto del 1941, in terra d’Africa Orientale, ormai travolto dall’inarrestabile avanzata inglese, al primo battaglione mobilitato di carabinieri e zaptiè, viene impartito l’ordine di presidiare il passo di Culqualber per tagliare la strada che porta alla città di Gondar, dove le ultime forze italiane stanno tentando di riorganizzarsi.

Le truppe inglesi non tardano ad arrivare, tentando invano a più riprese di forzare il blocco imposto dalle armi dei carabinieri, attestati a difesa del caposaldo. Per tre mesi, gli avversari si affrontano con offensive degli uni e sortite gli altri, che tentano di impadronirsi di armi e munizioni, fiaccando a un tempo l’assedio nemico.

Ridotti di forze, fiaccati dalla fame e quasi inermi, all’alba del 21 novembre 1941, i superstiti dei circa 400 uomini posti a difesa di Sella Culqualber subirono l’assalto finale di circa 20 mila inglesi decisi a guadagnare il valico.

I carabinieri resistettero fino alla sera, accettando di farsi massacrare dalle ingenti forze nemiche, piuttosto che arrendersi e ricevendo, per il valore dimostrato, l’onore delle armi dal nemico inglese.

Nel corso della commemorazione, il comandante regionale dell’Arma ha voluto rendere onore a quei caduti che si sono uniti alla folta schiera di carabinieri che, in pace e in guerra, hanno saputo tener fede al giuramento prestato fino all’estremo sacrificio e ai loro familiari che, con coraggio e dignità, ne hanno sopportato la lacerante perdita.

Proprio in ricordo di quei giovani che hanno pagato il prezzo più alto del valore dei propri genitori, immolatisi al senso del dovere, il generale Quarta ha rimarcato come la celebrazione della “Virgo Fidelis” e della battaglia di Culqualber, coincida anche con la “Giornata dell’Orfano”. Al termine del secondo conflitto mondiale, l’Arma dei carabinieri si trovò ad affrontare il problema delle famiglie dei propri numerosi caduti.

Tra le iniziative, oltre a sbloccare gli assegni e accelerare il trattamento pensionistico per venire incontro alle esigenze delle famiglie, l’Arma si occupò, in via prioritaria, dell’assistenza ai circa 5 mila orfani dei propri caduti, creando un ente assistenziale per corrispondere appositamente all’esigenza. Dal momento che non potevano riceversi finanziamenti governativi, atteso il delicato momento della ricostruzione post- bellica, venne chiesto a tutti i carabinieri, sia in servizio che in congedo, su base volontaria, di contribuire alla realizzazione dell’opera.

La coralità della risposta si concretizzò con la raccolta di una somma rilevante per l’epoca: circa 40 milioni di lire. Sulla scorta di tale unanime adesione, il 5 ottobre del 1948, il presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, con proprio decreto istituì l’Opera nazionale assistenza per gli orfani dell’Arma dei carabinieri, più comunemente conosciuta con l’acronimo Onaomac, approvandone lo statuto e conferendole lo status di ente morale avente personalità giuridica.

Tuttora l’Onaomac svolge la propria meritoria azione di assistenza portando i ragazzi dell’Arma a conseguire la laurea mediante la corresponsione di assegni di studio e i premi per i più meritevoli, traendo i mezzi dai contributi periodici da parte di tutti i carabinieri, dalle elargizioni delle sezioni dell’Associazione nazionale carabinieri e dalle donazioni che pervengono da numerosi benefattori, estimatori dell’Arma.

Ciò consente a tutte le famiglie dell’Arma, che hanno subito la perdita del loro congiunto, non solo di sentire una forma di assistenza materiale, ma anche di sentire il continuo affetto e la concreta vicinanza verso chi ha perso il marito o il padre. Il vanto più grande dei Carabinieri è che, ancora oggi, l’Onaomac, che non riceve alcun contributo dallo Stato, si alimenta quasi esclusivamente con i fondi derivanti dai contributi volontari mensili che tutti i militari in servizio continuano a sottoscrivere all’arruolamento, segno questo di un legame indissolubile tra i militari in servizio e le famiglie dei colleghi deceduti.