LANCIANO – La Regione ricorre in appello per una causa risarcitoria di un incidente, avvenuto a seguito dell’attraversamento di un cinghiale, sulla strada provinciale Lanciano-Atessa (Chieti).
Nell’incidente, avvenuto a febbraio 2016, l’auto, una Fiat 500, era andata in gran parte distrutta e la conducente era stata trasportata in ospedale per gli importanti traumi riportati nell’impatto, il cinghiale è morto sul colpo.
La donna si era rivolta al giudice di pace che ha condannato la Regione al risarcimento di 5 mila euro, di cui 1.300 per danni fisici subiti dalla signora e 3.700 per i danni all’auto.
“La responsabilità va imputata alla Provincia – si legge nell’atto di citazione della Regione – a cui appartiene la strada dove si è verificato il sinistro, in quanto ente cui sono stati concretamente affidati poteri di amministrazione e funzioni di cura e protezione degli animali selvatici nell’ambito di nun determinato territorio, e non già alla Regione”.
Ma esistono già precedenti di tentativi vani da parte della Regione di scaricare le responsabilità sulla Provincia. Uno di questi proviene da una sentenza del Tribunale dell’Aquila, che ha condannato la Regione a risarcire una conducente, vittima di un incidente analogo, per la somma di 3 mila euro.
All’ente era stato rimproverato di non aver adottato misure idonee per impedire l’incidente. Una decisione derivata dal fatto che la conducente aveva rispettato tutte le norme imposte dal Codice della strada. Anche in quell’occasione l’ente aveva cercato, con scarsi risultati, di chiamare in causa la Provincia.
Stessa sentenza su una vicenda molto simile, si tratta di un incidente stradale, sempre causato da cinghiali, avvenuto a Capestrano (L’Aquila), dove è stata danneggiata una Bmw 520: la richiesta di danni, in questa circostanza, supererebbe i 20mila euro.
In questo caso, si difende la Regione, è “illegittima ed ingiusta la sentenza impugnata con riguardo alla determinazione dell’ammontare del danno che appare manifestamente eccessivo, tenuto conto della dinamica del sinistro descritta dall’appellato”.
E mette, pertanto, in discussione i danni subiti dal mezzo e dalla signora: “Il carattere manifestamente eccessivo del quantum del danno riguarda la liquidazione del danno sia nella componente riferita ai danni asseritamente subiti dalla vettura, sia la voce afferente ai danni asseritamente subiti dalla signora”.
Eppure i danni all’auto ci sono, come attestato dalle fatture per la riparazione alla quale la conducente ha intanto dovuto provvedere di tasca propria e c’è anche il referto dell’ospedale ad ulteriore testimonianza dell’impatto violento subito.





