PESCARA – L’implosione di Scelta civica e la decisione di Pierferdinando Casini di sostenere le ragioni del sì al referendum costituzionale di ottobre. Questi due elementi di un piccolo, grande rimescolamento degli equilibri a Roma potrebbero avere effetti anche in Abruzzo, se, come azzardano alcuni, dopo l’estate ci sarà un rimpasto di governo.

Dopo che il direttivo lo ha messo in minoranza, il vice ministro all’Economia Enrico Zanetti, segretario di Sc, ha lasciato quella formazione dando vita a un nuovo gruppo insieme ai deputati di Alleanza liberalpopolare-Autonomie, quella “Ala” che fa capo a Denis Verdini. E tra i primi che si è trascinato dietro c’è proprio un abruzzese, l’onorevole Giulio Cesare Sottanelli.

Hanno costituito un nuovo gruppo con maggior peso specifico nei confronti delle scelte dell’esecutivo, visto che, di fatto, grazie a Zanetti l’ex plenipotenziario di Forza Italia ora ha acquisito anche un proprio rappresentante nella squadra di governo.

Perfino il ristorante al quartiere Parioli scelto da Zanetti e Verdini per la cena dell’accordo evoca riflessi in regione: si chiama Ambasciata d’Abruzzo.

Casini, nel frattempo, ha lasciato il partito che ha fondato nel 2002, l’Unione di centro, e al contrario della Vela ha annunciato che voterà a favore della riforma costituzionale voluta dal premier Matteo Renzi e dal ministro Maria Elena Boschi.

Non farà la stessa cosa Lorenzo Cesa, europarlamentare eletto a Bruxelles nel collegio Italia Meridionale, quindi anche con i voti abruzzesi. Lo stesso capogruppo di Ala al Senato, l’ex socialista Lucio Barani, ha più di un legame con l’Abruzzo, tanto da aver presentato già due interrogazioni sulle Università di Chieti-Pescara e dell’Aquila: la prima ha come oggetto il contratto del direttore generale dell’Ateneo Filippo Del Vecchio, la seconda il rischio prescrizione per il processo sui maxi affitti che vede alla sbarra lo stesso Del Vecchio, l’ex rettore Ferdinando Di Orio e l’imprenditore Marcello Gallucci.

Tasselli di un mosaico che potrebbe esplodere costringendo a un rimpasto di governo, se si considera che il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti è su quella poltrona per conto dell’Udc, ma è un uomo di Casini. E anche per il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, potrebbe arrivare il giorno del giudizio, se il Nuovo centro destra continuasse a restare a lungo nel limbo di una scelta definitiva tra centrodestra e centrosinistra che ancora non viene fatta.

I riflessi sull’Abruzzo sarebbero molteplici: se Ala, oggi rafforzata dall’unione con gli ex montiani, rivendicasse posti nel governo a farne le spese potrebbe essere proprio il partito dell’alleato Angelino Alfano.

Segnatamente, a pagarne le conseguenze potrebbe, quindi, essere la senatrice Federica Chiavaroli, da appena sei mesi sottosegretario alla Giustizia, uno degli avamposti di Ncd nel governo. Anche se con il lavoro quotidiano è stata brava a conquistarsi un posto di assoluta vicinanza al premier che renderebbe un po’ più difficoltosa la sua cacciata.

Ma tutto è in divenire. C’è chi considera a rischio la poltrona della stessa Lorenzin e, appunto, di Galletti.

Proprio alla luce della nuova componente parlamentare costituta da Ala e dai fuoriusciti di Scelta civica, un posto al sole potrebbe invece arrivare per Sottanelli.

Come accaduto in Abruzzo, poi, dove i civici di ispirazione montiana si sono divisi, con Sottanelli rimasto a guidare Abruzzo civico e gli eletti in Regione Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo a fondare con Giulio Borrelli il Movimento civico abruzzese (Mca), anche a Roma si litiga per il simbolo, con Zanetti che, dopo essere stato messo in minoranza, ha tolto l’uso del logo e del nome al gruppo parlamentare.

All’Emiciclo è ancora in atto il contenzioso, visto che gli eletti per motivi di Statuto continuano a essere iscritti al gruppo Abruzzo civico, a Roma c’è da aspettarsi che la pattuglia parlamentare non mollerà facilmente il nome coniato da Monti.