L’AQUILA – “Siamo qui tutti scossi, attoniti, pieni di domande per il gesto della nostra cara Gloria. Ci verrebbe da chiederti: perché l’hai fatto? Che cosa non abbiamo saputo darti? Eppure la tua famiglia ti è stata sempre non vicino, ma di più. Sempre al tuo fianco. Quanto buio avevi dentro, cara Gloria? Quanto dolore ti opprimeva? Ci sentiamo impotenti cara Gloria. Tanto amore non ti è bastato e solo tu sai il perché non hai resistito al dolore che ti schiacciava il cuore”.

Sono le parole di don Claudio Tracanna, parroco di Pizzoli, comune a poche decine di chilometri dall’Aquila, scandite con la voce rotta dal dolore nell’omelia durante il funerale, nella chiesa di Santo Stefano al Monte, di Gloria Ioannucci, tragicamente scomparsa a 26 anni lo scorso 10 febbraio, trovata senza vita nella sua abitazione all’Aquila, dopo un suo gesto estremo.

C’erano centinaia di persone al funerale, ma tutto si è svolto nel rispetto rigoroso delle misure anti covid.

Per gestire la viabilità il sindaco di Pizzoli Gianni Anastasio ha avuto rinforzi dall’Aquila.

Impietriti da dolore i familiari, i parenti, i tanti amici in lacrime, a cominciare da mamma Maria Rosaria e dal padre Domenico, stimato imprenditore titolare dell’azienda Autodemolizioni San Vittorino, che due anni fa ha perso il fratello, Giuseppe Ioannucci, scomparso a 48 anni per un malore durante un’escursione sul Gran Sasso.

La camera ardente, aperta dalle ore 10 di questa mattina, è stata allestita all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila.

La tragedia ha sconvolto l’intera comunità aquilana che in queste ore si stringe intorno alla famiglia, molto stimata e conosciuta in città, tanti i messaggi di cordoglio sui social.

Non è stato necessario disporre l’autopsia in quanto è stata confermata l’ipotesi del gesto volontario le cui ragioni sarebbero contenute in un bigliettino lasciato dalla stessa ragazza.

“Un dolore grande quello di chi perde una figlia, uno dei dolori più acuti che l’uomo possa sperimentare – ha detto don Tracanna – caro papà Domenico e mamma Maria Rosaria mi vengono in mente le parole del nostro Vescovo, il cardinale Giuseppe, che a proposito di questi terribili lutti dice: ‘Spesso abbiamo, anche in buona fede, una sorta di volontà non sempre opportuna di anestetizzare il dolore, ma ci sono delle sofferenze che vanno rispettate che non possono essere azzerate. Non è vero che il tempo finisce per cancellare ogni ferita: c’è anche un diritto di soffrire e quindi c’è un dovere di rispettare questa sofferenza’.

L’OMELIA DI DON CLAUDIO TRACANNA

“A proposito di eventi drammatici come quello di Gloria, si parla di strage silenziosa dei nostri giovani – ha detto nell’omelia Don Tracanna -. E noi adulti, tutti, abbiamo il dovere di ascoltarlo questo grido silenzioso così come ha sempre cercato di fare la famiglia di Gloria. Papa Francesco in un suo recente discorso cita un proverbio: ‘Per fare un bambino ci vuole un villaggio’. Ogni qualvolta uno dei nostri giovani compie gesti così estremi non possiamo esimerci dal sentirci un po’ tutti chiamati a rivedere che razza di villaggio stiamo costruendo per loro e quindi chiederci non solo oggi ma anche domani e dopodomani cosa non funzioni in questo nostro villaggio”.

“Siamo un villaggio, una società, dove regna l’individualismo, e come dice uno scrittore un villaggio “in cui i ragazzi non si sentono più parte di una storia, ma si riducono ad atomi incapaci di comprendere la realtà, perché nessuno gliene offre le parole adatte, ci si limita a insegnare delle regole per la vita e non cosa ci sia di buono da fare nella vita e a cosa servano quelle regole. Un villaggio che non è più una palestra in cui si insegna anche il senso del soffrire, un villaggio dove la nostra capacità di sopportare le difficoltà, di raccogliere le energie di fronte a una piccola salita, di pretendere qualcosa di più da noi stessi grazie a uno sforzo anche esiguo, ormai si sta esaurendo. Un villaggio dove la vita non vale per quello che è ma è più simile a un sistema di performance in cui si è tanto quanto si ha, dove non facilmente si trova il tempo per costruire sull’essere”.

Lo stesso scrittore sintetizza così le richieste dei nostri giovani a noi adulti: “Insegnateci a voler bene davvero, ridateci relazioni significative e non consumistiche, trovate il tempo da impegnare per noi come la cosa più importante che vi è capitata nella vita, guardateci, andate oltre le apparenze, consegnatemi il testimone della vita perché io cominci la mia corsa e sappia perché sto correndo”

Un abbraccio forte pieno di tanto tanto affetto e partecipazione sentita e sincera a papà Domenico, a nonna Ivana, a Cristian e Franca con Sofia, Enrico e Frank, a Sara e Michelle, a mamma Maria Rosaria, a Zia Santina e nonna Maria e a zio Giuseppe che ora sarà più felice di noi per averti potuta riabbracciare.

Un dolore grande quello di chi perde una figlia, uno dei dolori più acuti che l’uomo possa sperimentare.

Caro papà Domenico e mamma Maria Rosaria, mi vengono in mente le parole del nostro Vescovo, il cardinale Giuseppe, che a proposito di questi terribili lutti dice: “Spesso abbiamo, anche in buona fede, una sorta di volontà non sempre opportuna di anestetizzare il dolore, ma ci sono delle sofferenze che vanno rispettate che non possono essere azzerate. Non è vero che il tempo finisce per cancellare ogni ferita: c’è anche un diritto di soffrire e quindi c’è un dovere di rispettare questa sofferenza”. “Una mamma che ha persona un figlio, un figlio che perde i genitori, un fratello che vede distrutta una famiglia, porta dentro di sé una sofferenza che può essere illuminata e redenta, quindi restituita ad un significato vero, solo dall’incontro con Gesù, il Crocifisso Risorto”.

Papa Francesco in un’omelia ricordava un episodio accaduto al Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney, il patrono dei parroci. Una signora andò a confessarsi da lui perché suo marito si era suicidato gettandosi nel fiume da un ponte. E la donna disperata per la salvezza del marito destinato all’Inferno, si sentì dire queste parole dal suo parroco: ‘Ma, si fermi signora, perché tra il ponte e il fiume c’è la misericordia di Dio’. Ma fino alla fine, fino alla fine – aggiunge papa Francesco – c’è la misericordia di Dio’. Fino alla fine sì, cara Gloria, anche alla fine così tragica di una vita come la tua, dappertutto, la misericordia di Dio può raggiungerci e speriamo proprio che ti abbia raggiunto.

Cara Gloria, la nostra speranza  è questa: Dio ti ha accompagnata ovunque, anche nella notte, nella tua notte, nella tua oscurità, a cui facciamo ancora fatica a credere colpiti da quella tua bellezza e da quel tuo tratto gentile che mai ci avrebbero fatto immaginare quello che da giovedì scorso stiamo vivendo.

Anche San Paolo ci ha ricordato, carissima Gloria, che non c’è nulla al mondo che potrà mai separarci dall’amore di Dio, nemmeno la morte e nemmeno un gesto come il tuo che ti ha portato misteriosamente a privarti  del dono della vita che, lo sappiamo bene, appartiene solo a Dio.

Cara Gloria ti saluto con dei versi di una vecchia canzone: “Dio di misericordia, Meglio di lei nessuno mai ti potrà indicare gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare. Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento. Dio di Misericordi allora ascolta la sua voce che a noi ormai è impossibile udire”. Amen