L’AQUILA – “L’Abruzzo può fare molto per cambiare la ‘cultura’ della gestione delle risorse idriche sotterranee, diventando un ottimo esempio di come le cose vanno fatte. Quella dell’acqua è un’emergenza gravissima che nel giro di qualche anno coinvolgerà miliardi di persone, è una questione di sopravvivenza dell’umanità”.
Ne è convinto Francesco Violo, segretario nazionale e coordinatore della Commissione risorse idriche del Consiglio nazionale dei Geologi, reduce dal secondo workshop nazionale Kindra (Knowledge Inventory for Hydrogeological Research) dal titolo “Rendere l’acqua sotterranea visibile, accessibile e preziosa” nell’Aula Lucchesi del Dipartimento di Scienze della Terra all’Università di Roma “La Sapienza”.
Workshop che si è tenuto pochi giorni dopo la giornata mondiale dell’acqua, in occasione della quale un rapporto dell’Onu ha evidenziato come la carenza d’acqua potrebbe interessare circa 5 miliardi di persone entro il 2050.
“Purtroppo – ammette Violo ad AbruzzoWeb – si agisce sempre quando c’è di mezzo un’emergenza. Si è visto nel 2017, in una condizione climatica anomala, ma se si fossero gestite le risorse idriche sotteranee in maniera corretta, tanti disagi, danni e disservizi non ci sarebbero stati”.
“Dunque, vanno capite bene le potenzialità delle falde acquifere anche superficiali – prosegue – e quindi programmarne un uso corretto in base ad esse, ma senza dati certi è difficile. Manca, su questo punto, un ‘catasto’ dedicato al settore. Certo è che nei periodi di abbodanza d’acqua bisogna creare le riserve per i periodi di siccità, pianificando il tutto, per cercare di attenuare i pericoli legati ai cambiamenti climatici”.
Tema, quest’ultimo, che “va ancora capito, ma sul quale esistono già dati che preannunciano periodi di siccità. Sicuramente in alcune zone d’Italia aumenterà l’effetto desertificazione. La siccità, comunque, si alternerà alle alluvioni, due facce della stessa medaglia”.
Per Violo, “l’Abruzzo, ma anche regioni limitrofe come Marche ed Umbria, ha dei bacini sotterranei molto importanti, serbatoi naturali che possono risultare fondamentali in determinati momenti”.
“Anche perché – fa notare – da questa parte di mondo le emergenze non sono ancora gravissime come accade altrove. Nel mondo manca l’accesso all’acqua a centinaia e centinaia di milioni di persone. Ci sono zone intere che si spopolano per i cambiamenti climatici, ci sono di mezzo le guerre, quindi l’emigrazione. Penso a delle zone dell’Africa dove ci sono acquiferi ‘in comune’ tra molti Stati, cosa che crea attriti che possono sfociare nei conflitti”.
“E non vanno dimenticate le malattie e la fame nel mondo dovute alla mancanza d’acqua o all’acqua non potabile. Possiamo, dobbiamo riequilibrare le cose”, conclude Violo.






