L’AQUILA – La scure del governo giallo-verde sui vitalizi si abbatte anche sugli ex parlamentari abruzzesi.

L’approvazione della delibera del presidente della Camera Roberto Fico, infatti, dal primo gennaio 2019 fa scattare il ricalcolo con il metodo contributivo degli assegni, comportando risparmi per 40 milioni di euro all’anno.

Il via libera al provvedimento è arrivato da Movimento cinque stelle e Lega, ma anche da Partito democratico e Fratelli d’Italia, mentre si è astenuta Forza Italia e Liberi e uguali non ha partecipato al voto.

Per gli ex onorevoli si prevedono decurtazioni fino all’80 per cento.

E se tra i casi eclatanti di ex onorevoli che subiranno pesanti sforbiciate, 1.240 in tutto, ci sono quelli di Giovanni Migliorini, trent’anni in Parlamento con il Partito comunista italiano che secondo i calcoli della Repubblica potrebbe passare da 4.725 a 677 euro, anche se pare sia contemplata una sorta di “soglia di sopravvivenza” fissata a 1.470 euro al mese, di Claudio Martelli (da 8.455 a 3.939), Gino Paoli (da 3.108 a 1.088), Alfonso Pecorario Scanio (da 9.387 a 5.554), Agazio Loiero (da 8.455 euro a 5.293), Romano Prodi (da 4.725 a 3.861), Nichi Vendola (da 8mila a circa 5mila) e Walter Veltroni (da circa 9mila a 6mila), ce ne sono anche tra politici nostrani di lungo corso.

È il caso dell’ex sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, alla Camera dal 2001 al 2008, che secondo l’elenco pubblicato dal Tempo, passa da 4.725 euro a 3.196, di Sabatino Aracu, deputato dal 1996 al 2013, che passa da 8.310 a 6.180, Giovanni Dell’Elce, a Montecitorio sempre dal 1996 al 2013 e sottosegretario nei governi Berlusconi II e III che passa da 8.298 a 5.437,

Tra i “vip” nazionali che, almeno inizialmente, si credeva potessero guadagnarci, ci sono invece Gianfranco Fini (10.631 euro), Arturo Parisi (8mila) e Massimo D’Alema (9.636). Una clausola di salvaguardia, introdotta in extremis, ha tuttavia scongiurato questo rischio: non si potrà percepire più di quanto si prendeva con l’ultima pensione.

“I vitalizi sono stati aboliti nel 2012. Oggi si approva ricalcolo di quelli in essere o maturati prima del 2012. Per quelli che sono stati in Parlamento molte legislature col nuovo calcolo vitalizi aumenteranno”, aveva denunciato l’ex deputato abruzzese di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, prima che fosse inserita la clausola.

In prima stesura, infatti, spiega ad AbruzzoWeb il segretario nazionale di Rifondazione, “prevedendo il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo, chi aveva fatto molte legislature aveva contributi versati maggiori a quanto percepito”.

Acerbo, promotore della legge regionale che in Abruzzo ha abolito i vitalizi ai consiglieri a partire dalla legislatura in corso, “tra le prime regioni italiane a farlo – ricorda – e prima del Parlamento nazionale”, insiste sul fatto che “quello che va eliminato è il cumulo dei vitalizi, da parlamentare e da consigliere regionale, e che neanche stavolta è stato fatto”.

“Questo digrignare i denti ci porterà a brutte giornate in futuro”, dice invece Enzo Lombardi, senatore dal 1992 al 1994, prima ancora sindaco dell’Aquila e subito dopo consigliere regionale.

“I problemi dell’Italia sono talmente forti e non esauditi per cui si digrignano i denti continuamente per far crescere ancor di più il malessere e il timore sociale, è una cosa molto brutta”, aggiunge.

“Quanto percepisco? Millesettecento e passa”, dice raggiunto da questo giornale.

“Se sommo anche il vitalizio regionale? No, a quello ci rinunciai subito”, aggiunge.

“Non so come stanno combinando queste cose, non so quali sono gli spunti e i punti fermi che portano in giro, ma si può fare tutto ma il modo sguaiato serve a indurre chi magari non è capace di fare altro – conclude Lombardi – È una cosa molto brutta. Ho la sensazione che siamo a ridosso di cose molto brutte che arriveranno”.