L’AQUILA – “La procura è in affanno perché ha un organico insufficiente a fronteggiare la situazione: l’attuale assetto risale agli anni ‘90, all’epoca antecedente alla formazione delle direzioni distrettuali antimafia se non per una unità che ha ottenuto il compianto collega Rossini”.
Il grido di allarme è lanciato direttamente dal procuratore capo, Fausto Cardella, che è anche procuratore distrettuale antimafia abruzzese, che si è insediato all’Aquila nel dicembre 2012 subentrando ad Alfredo Rossini, scomparso nell’agosto 2012.
Un allarme che arriva all’indomani dell’annuncio della costituzione nel capoluogo abruzzese di un nuovo nucleo investigativo della Forestale, primo in Italia a occuparsi specificamente di ecomafia, traffico illecito di rifiuti, infiltrazioni della criminalità organizzata nel business dello smaltimento delle macerie e degli appalti nel “cratere” sismico.
Il procuratore traccia uno spaccato molto difficoltoso anche per il personale amministrativo delle procure e per l’organico dello stesso tribunale dell’Aquila.
Tutto ciò anche alla luce delle attenzioni da riservare alla ricostruzione post-terremoto di scena in quello che viene considerato il cantiere più grande d’Europa, che ha fatto crescere il rischio di infiltrazioni della malavita organizzata.
Attualmente sia per la procura della Repubblica sia per la distrettuale lavorano sei pubblici ministeri.
“Dal punto di vista qualitativo c’è una buona partecipazione da parte delle forze dell’ordine, ma l’organico della procura e della distrettuale è grossomodo parametrato a una situazione del circondario dell’Aquila, non per una situazione abruzzese – spiega ancora Cardella – Inoltre, c’è stato un aumento sui reati di competenza della distrettuale, perché dopo quelli tipicamente di contrasto alle organizzazioni mafiose si sono aggiunte la pedopornografia e i reati informatici, cioè c’è stata una dilatazione delle competenze delle distrettuali, per L’Aquila non sostenuta da un corrispondente aumento d’organico”.
Secondo Cardella, “in una situazione di affanno si trova anche il Tribunale. Lo stesso organico dei giudici posso affermare che è assolutamente inadeguato a un Tribunale distrettuale, dove ci sono sei magistrati che, per carità, non lo fanno risentire, perché sono laboriosi, però il dato di fatto è che ci sono due gip soltanto”.
Secondo il procuratore capo, “siamo ben consapevoli della situazione di affanno ma cerchiamo di sopperire”.
Cardella punta il dito anche “sul personale amministrativo, nell’ambito del quale siamo molto sotto organico. Riusciamo malamente, nel senso di affanno, a tirare avanti grazie anche ai precari che sono sempre più precari”, continua.
“L’Aquila non ha un aumento sensibile di criminalità comune, c’è stata un’impennata di certi reati contro il patrimonio nel periodo successivo al terremoto, ma la città sta reagendo sostanzialmente bene, pur essendoci un certo disagio sociale; non c’è una corrispondenza in negativo di incremento della criminalità cittadina per quanto riguarda i cosiddetti reati da strada e, sullo spaccio di stupefacenti, da quest’ultimo punto di vista abbiamo molto lavoro come distrettuale, quindi sul territorio regionale, ma poco spaccio all’Aquila, dove c’è un aumento, però sempre in limiti contenuti”.
Uno dei dati che fanno aumentare il lavoro è la ricostruzione del patrimonio edilizio distrutto.
“Quello che invece richiede un impegno principale è l’attività di verifica che ruota attorno alla ricostruzione post-terremoto – spiega ancora Cardella – Per dare questo nostro contributo alle istituzioni per la parte che compete alla procura, devo dire che siamo una pattuglia piuttosto esigua e siamo anche qui in affanno”.
Per il procuratore capo, che sottolinea di non aver inviato alcuna istanza, la situazione migliorerà con l’accorpamento dei tribunali di Avezzano e Sulmona che, alla luce del rinvio, si concretizzerà nel 2016.
“La soluzione del problema ci sarà quando scatterà l’accorpamento con Avezzano e Sulmona, dopo la scadenza della proroga, infatti, l’aumento del personale risulterà più che proporzionale rispetto all’aumento di lavoro che ci deriverebbe dal dovere di curare gli affari di Avezzano e Sulmona. Naturalmente la mia è una semplice constatazione”.
Il procuratore alla fine spiega la situazione con i numeri: “per fare un paragone i sostituti dell’Aquila, che sono sei, sono uno in meno di quelli che ha Terni, che non ha la distrettuale; Rieti ne ha cinque; i 14 previsti con l’unificazione con Avezzano e Sulmona consentirebbero di organizzare meglio il lavoro”. (b.s.)





