L’AQUILA – Tra un anno avrà una sede di proprietà nel centro storico dell’Aquila, la società Abruzzo Engineering, di proprietà della Regione che la sta salvando e rilanciando dopo anni di liquidazione e il rischio di fallimento.

Lo stabile, attualmente in fase di ricostruzione post-sisma dopo essere stato abbattuto, con fine lavori prevista nel settembre 2017, si trova di fronte alla chiesa di Santa Maria Paganica, giusto accanto a quel palazzo Ardinghelli restaurato con i soldi del governo russo che ospiterà in futuro la sede distaccata del museo Maxxi.

L’edificio era di proprietà della Regione e prima del sisma ha ospitato per anni l’Azienda di promozione turistica regionale (Aptr), soppressa nel 2011 e le cui funzioni sono state assorbite dall’ente stesso.

L’operazione immobiliare a costo zero è avvenuta grazie a una legge approvata in uno degli ultimi Consigli regionali, che in un apposito capitolo sulle società “in house”, quelle strutturate in modo da ricevere incarichi diretti dall’ente quale appunto Ae, ha normato lo scambio conferendo lo stabile in proprietà all’ente.

Immobile che, si spiega, “è destinato anche a sede legale della medesima società, a titolo gratuito a sede di uffici della Giunta regionale per lo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, particolarmente di quelle connesse alle attività della società, nonché a sede di altri enti”

Non solo spazi per gli amministrativi e la direzione di Abruzzo Engineering, quindi, ma anche, qualora ci sia spazio in abbondanza, e ci sarà, l’opportunità di affittarlo ad altri enti “applicando, in quanto compatibili, le norme regionali contenenti condizioni agevolative per l’utilizzo del patrimonio regionale da parte di enti pubblici”.

Finirà così l’odissea delle sedi di Ae che, durante la lunga fase di liquidazione, ha girovagato in affitto diversi edifici, finendo, come svelato da AbruzzoWeb, in un’altra sede nel cuore dell’Aquila, in via Vittorio Veneto, nelle vicinanze del Teatro comunale, di proprietà di Anna Grazia D’Ascanio, moglie del presidente del collegio dei liquidatori, l’avvocato aquilano Francesco Carli.

Una locazione che terminerà proprio il prossimo 1° settembre, con un trasferimento di un annetto in altre strutture regionali finché non saranno conclusi i lavori da 3,5 milioni di euro di quella nuova, affidati al consorzio Di Vincenzo & Strever.

Prima della sede attuale c’erano state quelle a palazzo Rotilio in via Giosuè Carducci, nel quartiere di Pettino, nell’immediato post-sisma, prima ancora nell’edificio ex Inam in via Sant’Andrea, traversa di via XX settembre, che negli anni Ottanta e Novanta ospitava il laboratorio analisi della Asl cittadina.

Ae ha anche sedi distaccate a Pescara, Teramo e Sulmona, mentre i 185 dipendenti impiegati nei vari enti pubblici con commesse più disparate, destinate ad aumentare con il rilancio, com’è ovvio resteranno negli uffici che già occupano.

LA STORIA

La società consortile Abruzzo Engineering era nata nel 2006 per volere dell’allora presidente della Giunta regionale, Ottaviano Del Turco, l’amministratore di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, suo amico, e il braccio destro di Del Turco Lamberto Quarta, per combattere in Abruzzo il “digital divide”, la divisione digitale tra chi ha Internet veloce e chi no.

In particolare, l’ambizione era quella di abbattere il divario di efficienza della rete tra costa e aree interne abruzzesi.

Fin dall’inizio è stata partecipata al 60% dalla Regione Abruzzo, al 30% da Finmeccanica attraverso Selex Service Management e al 10% dalla Provincia dell’Aquila.

Il 2 dicembre 2010 è stata messa in liquidazione con la volontà decisiva dell’allora governatore, Gianni Chiodi, tra l’altro per la difficile situazione debitoria. “Una storia torbida e un carrozzone del Partito democratico”, le parole di Chiodi.

Nel post-sisma un ostacolo è stata la definizione della natura di questa società, in house o meno, che avrebbe potuto portare incarichi e commesse per la salvezza e il rilancio.

Per essere considerati in house è necessario sottoporsi al cosiddetto “controllo analogo”, che consiste nel farsi autorizzare preventivamente ogni atto dall’azionista di maggioranza, in questo caso la Regione.

Chiodi ha cercato di sciogliere questo nodo chiedendo un parere anche ai pubblici ministeri della procura dell’Aquila, Antonietta Picardi e David Mancini.

Poi nel 2011 il tribunale amministrativo regionale del capoluogo ha decretato la natura “in house” ma l’anno seguente la Commissione europea ha smentito questa interpretazione, impedendo alla Regione di assegnarle commesse ad affidamento diretto come invocato dal liquidatore Carli.

Altra tegola nell’aprile 2012, quando Selex Service Management ha citato in giudizio l’amministrazione regionale con una richiesta risarcitoria di 29 milioni di euro ritenendo l’ente principale responsabile dell’andamento negativo.

Ulteriore zavorra, le inchieste giudiziarie che hanno sfiorato Ae: una sugli appalti per il terremoto, che ha portato all’uscita dall’esecutivo dell’ex assessore Daniela Stati, l’altra su un passaggio preliminare alla nascita di Abruzzo Engineering: la cessione alla Provincia dell’Aquila di Collabora Spa.

Con il cambio di maggioranza in Regione, da centrodestra di nuovo al centrosinistra, è cominciato il rilancio, che ha visto l’ente transare il debito con Selex per circa 5 milioni e acquisire l’intero capitale sociale, tornando a soddisfare i requisiti perché Ae sia in house e aprendo la strada alla revoca della liquidazione e a un nuovo piano industriale.