ROMA – La Lega entra a gamba tesa sul presidente della Federcalcio.
La guida del movimento “va rivoluzionata” e servono “le dimissioni del presidente Gabriele Gravina“, la presa di posizione del partito di Matteo Salvini, seguita da quella, meno perentoria, della premier Giorgia Meloni. Alla luce della “inefficienza” del sistema calcio, sostiene FdI, è opportuno “verificare se vi siano le condizioni di un commissariamento della Figc da parte del Coni”. Mentre per FI “il calcio è un settore complesso che ha messo in mostra problematiche, ma – precisa Raffaele Nevi – sono gli associati della Federazione che devono fare le valutazioni del caso”.
Le sfumature sono diverse, ma la maggioranza di governo in sostanza apre un fronte, tanto che il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, interviene per “tutelare” l’autonomia del suo mondo: “È molto importante che la politica si occupi di sport, ce n’è un grande bisogno, ma non significa che debba occupare lo sport”.
E il presidente dell’Assocalciatori Umberto Calcagno parla di “attacchi strumentali: se i partiti davvero tengono al calcio si preoccupino piuttosto di cancellare il decreto crescita, penalizzante nei confronti degli azzurrabili”. Quelle agevolazioni fiscali ai calciatori in arrivo dall’estero spariranno con la manovra, ha già fatto sapere ieri l’esecutivo.
All’indomani, dopo la serata amara della sconfitta azzurra con l’Inghilterra, è arrivata una nuova ondata di polemiche su Gravina, già criticato da FdI quando ha dovuto gestire il turbolento addio di Roberto Mancini affidando la Nazionale a Luciano Spalletti.
Il pallone italiano è reduce da due mancate qualificazioni ai Mondiali, periodicamente si trova ad affrontare vicende extracalcistiche e ora deve giocare la partita per Euro 2032 in asse con la Turchia. L’ultima offensiva politica non arriva in un momento casuale, e c’è chi sospetta che sia intrecciata a un altro dossier cruciale per lo sport italiano, Milano-Cortina: si punterebbe al vertice della Figc per mettere in difficoltà anche quello del Coni.
“Tra scommesse, doping, fallimenti sportivi, problemi infrastrutturali e televisivi, crisi economiche, cosa deve accadere ancora per rivoluzionare la guida del movimento?”, la domanda retorica della Lega, secondo cui il passo indietro di Gravina “è sempre più necessario, per rispetto di milioni di appassionati e in particolare dei più giovani”.
Mentre da Azione parla di “un’inaccettabile invasione di campo”, Pier Ferdinando Casini definisce “incredibile” la mossa del partito di Salvini: “Non esiste più il principio dell’autonomia dello sport? Il vicepresidente del consiglio ha parlato a nome del governo?”.
“Questa è una posizione della Lega e di altri parlamentari, ma in questo momento io mi sono concentrato sulle emergenze – taglia corto il ministro dello Sport, Andrea Abodi – Sono abituato a rispettare la posizione degli altri, tanto più dei partner”. Per FdI, suo partito di riferimento, “il calcio italiano ha necessariamente bisogno di un’opera autoriformatrice – le parole del responsabile Sport di FdI Paolo Marcheschi – e il fenomeno delle scommesse rappresenta solo la punta dell’iceberg di un sistema contraddistinto da tempo da negatività ed episodi che ne dimostrano l’inefficienza”.
Criticità sanabili, è la tesi, con un commissariamento della Figc. Lungo o breve, si vedrà. Il mandato di Gravina scade nel 2024. C’è già chi pensa ad Abodi come suo successore. Ma prima, si ragiona in ambienti di FdI, va avviato un processo che deve essere condiviso dalle componenti della Federazione, senza l’intervento della politica, che in passato non ha dato i migliori risultati.






