L’AQUILA – Finisce con la prescrizione, senza colpevoli o innocenti, senza responsabilità accertate e, soprattutto, senza certezze sulla qualità delle realizzazioni post-terremoto dell’Aquila, il processo al tribunale dell’Aquila sugli isolatori sismici, ovvero le “molle” installate sotto le palazzine del progetto C.a.s.e. costruite dopo il terremoto 2009, fatti talmente male che si sono spezzati in alcuni casi nei test in laboratorio.
Il processo, nato da un’inchiesta televisiva, ipotizzava il reato di frode nelle pubbliche forniture degli isolatori sotto le palazzine del progetto C.a.s.e., il complesso di 4.450 alloggi antisismici costruiti in 19 new town dopo il sisma del 6 aprile con la spesa di 1 miliardo in tutto, di cui 350 milioni di aiuti europei.
Hanno ospitato 15 mila aquilani, ma sono stati anche oggetto di polemiche e inchieste giudiziarie per la qualità della costruzione, come quell’altra sul crollo dei balconi, indagine passata per competenza territoriale ad altro tribunale e destinata pure a concludersi con un nulla di fatto.
Secondo la ricostruzione accusatoria del pubblico ministero Fabio Picuti, una delle ditte coinvolte, la Alga spa, avrebbe fornito 4.896 dei circa 7.300 isolatori complessivi e li avrebbe consegnati privi dei certificati di omologazione e qualificazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici e delle protezioni da umidità e polvere.
Non solo: in teoria, almeno 200 isolatori oggetto di indagine sui 7.300 complessivi installati rischierebbero di causare crolli in caso di nuovo, forte terremoto.
C’è da dire che in questi 9 anni sono già stati sottoposti a severi test naturali con le forti scosse del 2016 e 2017 che, comunque, non avevano epicentro all’Aquila ma, come noto, nel Centro Italia fino al massimo a Montereale.
Comunque sia, trascorsi i termini di legge e dopo la segnalazione delle difese, il giudice Adolfo Di Zenzo ha dichiarato oggi l’intervenuta prescrizione del procedimento penale, che vedeva imputati Gian Michele Calvi, all’epoca direttore dei lavori, e Agostino Marioni, dirigente della Alga spa, una delle ditte fornitrici, assistiti dagli avvocati Nello Serchia del foro di Avezzano e Stefano Rossi del capoluogo.
In un “antipasto” del processo, causato dalla scelta del rito abbreviato, il responsabile del procedimento di realizzazione del progetto C.a.s.e., Mauro Dolce, era stato condannato in primo grado e in Appello a 1 anno di reclusione, ma assolto in Cassazione.
Altri tre indagati, erano in tutto 6, erano stati invece scagionati in fase di indagine: Michel Bruno Dupety, presidente del consiglio di amministrazione della Alga Spa; Donatella Chiarotto, presidente della Fip, altra ditta fornitrice; Mauro Scaramuzza, dirigente di quest’ultima azienda.
“Ci vivrei su quegli isolatori? Ci vivo già, anche se non so quale ditta li ha realizzati”, confessa ad AbruzzoWeb l’avvocato Rossi, aquilano e inquilino delle new town.
“La prescrizione non chiarisce se è vero o meno quello è stato detto in origine: c’è la sentenza di Dolce, condannato e poi assolto, che lascerebbe sottintendere che le accuse fossero da verificare, e quindi è anche plausibile ritenerlo, ma il tempo che passa è inesorabile”, commenta serafico.
Prescrizione che, tra l’altro, “non comporta sanzioni civili” a vantaggio delle due parti ammesse, il Comune dell’Aquila, che voleva 2,6 milioni di euro di danni, e il Comitato 3e32, “dovrebbero ricominciare da capo a fare causa civile”, conclude.
Dolce e Calvi sono nomi noti agli aquilani: sono già stati condannati in primo grado a 6 anni di reclusione ciascuno e poi assolti in Appello e Cassazione assieme ad altri cinque esperti, per omicidio colposo e disastro colposo, nell’ambito del processo alla commissione Grandi rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio, di cui erano componenti all’epoca della riunione del 31 marzo 2009, a cinque giorni dalla scossa distruttrice delle 3.32, nella quale, secondo le accuse iniziali, negate dalla Suprema Corte, furono date false rassicurazioni agli aquilani, sottovalutando il rischio sismico.
A originare il processo sugli isolatori era stata un’inchiesta giornalistica di RaiNews24, intitolata A prova di sisma e realizzata dai cronisti Ezio Cerasi e Claudio Borelli, che per primi sostennero l’incompletezza delle prove condotte sugli isolatori.
Il materiale è stato acquisito dalla procura che ha aperto e condotto l’inchiesta giudiziaria: 6 gli indagati iniziali, anche con l’accusa di turbativa d’asta per aver inserito nel progetto isolatori con una tecnologia usata in Italia solo dalle due aziende poi vincitrici, accusa poi venuta meno.
L’inchiesta ha preso in esame l’intera gara per la costruzione di oltre 7.300 isolatori antisimici, con una spesa che supera i 7,1 milioni di euro.
Secondo i periti nominati dal tribunale, quasi 4.900 dispositivi realizzati dall’Alga risultano diversi dalla tipologia offerta in gara.






