L’AQUILA – Vip, politici, imprenditori e professionisti sui quali pesa il sospetto di aver utilizzato un sistema illegale per investire danaro all’estero.

Trema la cosiddetta “L’Aquila bene” per una vicenda al centro di una approfondita e complessa inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila che da giorni monopolizza il dibattito cittadino e non.

Tra le persone coinvolte un consigliere comunale non rieletto e uno attualmente in carica.

L’inchiesta del pubblico ministero Simonetta Ciccarelli potrebbe scoperchiare scenari impensabili su una presunta truffa per oltre 2 milioni di euro legata a investimenti nell’Est europeo in immobili e altro, secondo quanto si è appreso a volte fruttuosi e più spesso finiti male, comunque con un giro vorticoso di denaro alla base. Soldi che non si sa bene dove siano finiti.

Le indagini proseguono serrate, ma con un riserbo strettissimo e anche inusuale, segno che i nomi coinvolti sono molto noti; investigatori e inquirenti vogliono vederci chiaro prima di contestare ipotesi di reato precise.

Sotto la lente di ingrandimento della procura e della Guardia di finanza, che conduce le indagini, c’è anche il sistema bancario dove nel corso degli anni sarebbe transitato il vorticoso giro di danaro.

Al momento è noto il nome del principale indagato: si tratta di Massimiliano Cordeschi, nel 2002 consigliere comunale dell’Udc, poi passato all’Udeur, partito di cui è stato anche segretario provinciale, ma soprattutto ex direttore generale (o city manager) del Comune dell’Aquila nella precedente amministrazione di centrosinistra.

Sarebbe lui, secondo l’accusa, ad aver raccolto fondi ed essersi lanciato in investimenti illeciti, in particolar modo in Romania.

LE INDAGINI

L’ipotesi di reato contestata è di truffa e raccolta abusiva di risparmio. Nel corso degli anni Cordeschi avrebbe proposto investimenti ad amici e conoscenti, anche alla luce della sua posizione influente di politico prima ed amministratore dopo.

Investimenti che avrebbero prodotto utili per i molti “clienti”, ma poi qualcosa si è inceppato e sono scattate due inchieste: una, condotta dal pm Antonietta Picardi, archiviata, l’altra in pieno svolgimento dalla collega Ciccarelli.

Le persone note venute fuori dall’esame dei movimenti bancari passati al setaccio sarebbero una ventina, indagati con l’accusa di favoreggiamento.

È chiaro che l’attenzione è rivolta soprattutto alla posizione di questi personaggi perché si ipotizza la presenza di nomi pesanti dell’establishment aquilano.

L’altro nome emerso pubblicamente è quello di una donna, Carmen Ciocca, la seconda indagata nota: alla ex collaboratrice di Cordeschi viene contestato il riciclaggio di denaro.

Ma la vicenda presenta più punti da chiarire per cui riannodare i fili è molto difficile e ricostruire tutto molto complesso: anche per questo gli accertamenti sono top secret.

Secondo quanto si è appreso, Cordeschi continua a professarsi innocente e a sottolineare che nessuno è stato truffato. Insomma, gli investimenti avrebbero portato utili a coloro che gli hanno dato fiducia.

E a tale proposito, se i conteggi dovessero dimostrare che gli utili sono stati molto sostanziosi rispetto alla somma investita potrebbe anche venire fuori che alcuni favoreggiatori vengano accusati di usura.

Comunque, Cordeschi nell’ultimo interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Come ho già detto ad altri giornalisti – spiega brevemente ad AbruzzoWeb – non ho nulla da dire, siamo nella fase delle indagini, rispetto il lavoro della magistratura”.

Ma è chiaro che i fari sono puntati sui nomi pesanti che ancora non vengono fuori: personaggi facoltosi, amministratori della città e della provincia, sindaci, medici, imprenditori nel settore dell’abbigliamento, figure importanti dell’ambiente universitario e dell’imprenditoria.

Molti di loro amici di Cordeschi, in una rete di relazioni stabilita e rinforzata grazie al suo ruolo di vertice in seno all’amministrazione comunale ricoperto prima del sisma.

Molti già ascoltati in sede di indagine, alcuni come persone informate sui fatti, altri già indagati per varie tipologie di reato, tra cui il favoreggiamento. Agli indagati si contesta di aver passato dei soldi a Cordeschi con la piena consapevolezza (di qui l’illecito) che ne avrebbe fatto un uso illegale, anche nell’immediato post-terremoto.

Come detto, nei mesi scorsi un’inchiesta molto simile era stata avviata dalla procura aquilana ma poi chiusa senza che se ne sia saputo più nulla. In passato altre inchieste su truffe simili si erano invece concluse con condanne.

Per saperne di più, oltre agli interrogatori la Guardia di finanza ha scatenato controlli sui conti correnti di chi ha dato somme, per ricostruire i movimenti di denaro e scoprire eventuali profili di colpa.

Pare che la seconda inchiesta sia partita d’ufficio in seguito alle deposizioni di persone informate sui fatti ed anche per una denuncia di una persona che dopo due anni avrebbe deciso di sporgere querela.

Sempre secondo quanto si è appreso, la vicenda sarebbe esplosa perché alcuni “clienti” avrebbero versato assegni poi non coperti.

LA TRUFFA

Tutto sarebbe partito con una prima raccolta di fondi tra gli investitori, che, secondo quanto si è appreso, ha portato a un malloppo superiore al milione di euro. Con il quale secondo gli investigatori Cordeschi avrebbe effettuato investimenti nel ramo immobiliare e non solo.

I più danarosi avrebbero contribuito con somme pesanti, anche 200 mila euro sull’unghia, mentre altri investitori hanno raggranellato faticosamente i cosiddetti risparmi di una vita, fidandosi. Qualcuno avrebbe anche venduto case o proprietà per trovare i quattrini.

La consegna delle somme sarebbe avvenuta tramite assegni, con la promessa di restituirle con interessi vantaggiosi suffragata da un assegno di importo superiore, di qualche migliaia di euro, ma post-datato. Ripetendo il meccanismo, si generava una sorta di plusvalenza fittizia anche di rilievo.

A questo punto i casi si diversificano: qualcuno avrebbe ricevuto davvero più di quanto aveva investito, qualcun altro invece sarebbe rimasto “solato”. E avrebbe presentato le prime denunce, che hanno portato all’inchiesta.

Il ruolo degli “investitori”, tra l’altro, è delicato, e le loro posizioni sono appunto al vaglio.

In linea teorica, infatti, è possibile che chi ha dato denaro a Cordeschi possa essere accusato (in una situazione già poco trasparente) di aver preteso interessi superiori a quello consentito dalla legge e, di conseguenza, essere iscritto nel registro degli indagati con l’accusa pesante di usura.

CHI E’ CORDESCHI

Originario di una famiglia notissima all’Aquila, Cordeschi è laureato in Giurisprudenza ed è stato professore di Diritto del commercio elettronico all’Università di Roma 3, nonché coordinatore di progetti europei della Regione Abruzzo e altri enti.

Già consigliere comunale dell’Unione di centro alle elezioni comunali del 2002, cambiò poi sponda transitando nell’allora potentissima Udeur (centrosinistra), risultando primo dei non eletti.

Rientrò comunque nell’amministrazione Cialente con un ruolo inedito e discusso, quello di direttore generale dell’ente, incaricato di snellire la macchina burocratica e migliorarne il funzionamento.

L’incarico fu contestato sia per l’importo dello stipendio, da 5 mila euro al mese, che per il rinnovo tacito per un ulteriore periodo di tempo che fu fatto passare sotto silenzio dall’amministrazione, salvo poi essere scoperto in un marasma di polemiche.

La rottura dei rapporti risale a subito dopo il sisma che ha distrutto L’Aquila. A maggio 2009 il dirigente rilasciò una dichiarazione al giornale radio, in polemica con i suoi concittadini, parlando di “100 mila aquilani” che avevano richiesto aiuto “a fronte di una popolazione di 70 mila abitanti”.

A luglio del 2010 Cordeschi ha rassegnato le dimissioni per “ingerenze della Giunta” e il sindaco Massimo Cialente le ha accettate. Un anno dopo ha incassato circa 20 mila euro riconosciuti per 57 giorni di ferie non godute.

Lo scorso novembre, infine, è stato rinviato a giudizio dal giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi e imputato a vario titolo con altri quattro per abuso d’ufficio, turbativa d’asta e abuso edilizio nell’ambito dell’inchiesta sui moduli abitativi removibili (Mar), le casette su ruota per il post-sisma mai installate.