L’AQUILA – “La privazione ingiusta della libertà personale va contro i principi universali della democrazia e del diritto. Qualora uno ne venisse privato ingiustamente è lecito che lo Stato risarcisca la persona vittima di questo sopruso”.

Lo afferma Giulio Petrilli, riconosciuto innocente dalla Cassazione dopo aver trascorso sei anni in carcere con l’accusa di partecipazione a banda armata, componente del comitato per il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione a tutti gli assolti, che ha scritto alla Commissione diritti umani delle Nazioni Unite (Onu).

“Vorrei sottoporre alla vostra attenzione la violazione che lo Stato Italiano perpetua nel confronti dei cittadini che si sono visti privare ingiustamente della libertà personale e che dovrebbero essere risarciti per il danno – afferma – In Italia questo non avviene, tante persone assolte con sentenza definitiva e magari dopo tanti anni di carcere non sono stati risarciti”.

“Su settemila domande annue per risarcimento da ingiusta detenzione piu’ di cinquemila vengono rigettate – scrive il membro del comitato – Il rigetto avviene per ‘dolo e colpa grave’ della persona assolta, in quanto con le sue cattive frequentazioni avrebbe tratto in inganno gli inquirenti e favorito il suo arresto. Solo in Italia esiste un comma del genere, palesemente anticostituzionale e contrario a tutti i trattati di diritto internazionale”.

“Voi come commissione diritti umani dell’Onu avete il potere di sanzionare lo Stato italiano per questa violazione del diritto e dei diritti umani. Vi scrivo in quanto vittima di questo comma, dopo sei anni di carcere ingiusto non sono stato risarcito, ma vi scrivo anche a nome dei tantissimi che come me hanno subito questa ingiustizia – conclude Petrilli nella lettera – Voi che siete il massimo organismo internazionale per risolvere le controversie e far affermare i diritti umani in ogni angolo del mondo spero recepiate la valenza reale di questa istanza e possiate fare ciò che è nelle vostre possibilità”.