L’AQUILA – “La storia delle due operatrici sanitarie aggredite sul posto di lavoro e tornata alla cronaca in questi giorni ci ha scosso fortemente.Gli operatori sanitari si ritrovano soli in trincea in settori delicati come quelli della riabilitazione psichiatrica”, così Maria Luisa Ianni, presidente dell’ordine provinciale degli infermieri dell’Aquila e consigliere comunale, sul caso di violenza sul posto di lavoro di un’infermiera abruzzese, denunciato nei giorni scorsi dall’onorevole Pd aStefania Pezzopane.

“Voglio esprimere a nome mio e dei 3 mila infermieri che rappresento profonda solidarietà alle due operatrici. Necessitiamo di maggiore tutela, protezione e sicurezza sul lavoro, soprattutto quando le prestazioni professionali sono destinate a svolgersi in strutture esterne agli ospedali”, aggiunge la Ianni.

“La solitudine degli operatori sanitari nel settore mentale è evidente. La domanda che sorge spontanea è: si sarebbe potuto evitare?”, chiede.

“L’attenzione dovrebbe essere rivolta a migliorare le condizioni negli ambienti di lavoro, allo sviluppo delle buone pratiche di valutazione e gestione dei rischi, a una più accurata pianificazione, a un pieno coinvolgimento degli operatori nell’organizzazione e nella formazione del personale affinché sia preparato a far fronte a situazioni secondo un sistema di competenze e responsabilità che siano multilivello. Considerando che l’episodio di violenza ai danni delle due operatrici di cui una infermiera non è stato né l’unico né il primo episodio, è legittimo chiedersi se si sarebbe potuto evitare tutto questo, al netto della violenza di genere, dell’esiguità  della pena e del fatto che il responsabile della violenza fosse un straniero di soli 20 anni”, prosegue.

“In 20 anni, nei servizi e nei centri psichiatrici in Italia sono stati 8 gli operatori uccisi e mille sono i casi di violenza ed aggressione che ogni anno subiscono medici e infermieri – conclude – Si fa difficoltà a immaginare che nell’esercizio della propria attività lavorativa, addirittura assistenziale e di tipo sociosanitaria, un operatore possa subire una violenza così feroce da parte di colui che dovrebbe essere assistito, accudito e accompagnato nel suo percorso di cura e accoglienza. Alle due operatrici va la nostra vicinanza e il nostro appoggio affinché, le loro ferite possano rimarginarsi, se mai fosse possibile, nel più breve tempo”.