L’AQUILA – “Non è giusto scaricare le responsabilità che sono degli amministratori sugli agricoltori. Bisogna riattivare i depuratori”.
Filippo Rubei, direttore della Confederazione italiana agricoltori dell’Aquila (Cia), richiama “ai propri doveri enti e amministrazioni che abbiano responsabilità reale” dopo il divieto di irrigazione imposto ai comuni del capoluogo, a causa della diffusione del batterio della salmonella che interessa il fiume Aterno.
Nella riunione di questa mattina nella sede di Villa Gioia, alla quale parteciperanno l’amministrazione comunale del capoluogo, l’Azienda sanitaria locale e i sidaci dei comuni interessati dal divieto di irrigazione stabilito dall’ordinanza sindacale dello scorso 17 giugno,”si cercheranno soluzioni e si faranno proposte concrete”, precisa Rubei.
Nel provvedimento a firma del sindaco Massimo Cialente si vieta, infatti, di annaffiare gli orti e abbeverare gli animali con l’acqua captata da fiumi, dai ruscelli, dai canali e dai laghi dove affluiscono o defluiscono canali, per il rischio che questa acqua sia contaminata dai batteri di salmonella, che potrebbero attraverso gli ortaggi, i salumi e le uova entrare nel ciclo alimentare dell’uomo.
“Non si vuole vedere da dove nasce il problema – prosegue – Gli aquilani sanno che già prima del terremoto i depuratori non funzionavano, dopo il terremoto, inoltre, molti scarichi di Progetti Case e Map case vanno a finire direttamente nel fiume. Il problema reale è questo e va risolto a monte con una serie di interventi di tipo strutturale per collettare tutti gli scarichi e col dimensionamento e funzionamento dei depuratori”.
Il divieto di irrigazione oltre al capoluogo, interessa anche i Comuni di Montereale, Fossa, Scoppito, Cagnano Amiterno, Pizzoli, Villa Sant’Angelo, Fagnano Alto, San Demetrio nei vestini e Barisciano.
Sono più di 200 le aziende agricole del territorio, tra piccole e grandi, che stanno incontrando molte difficoltà dopo il provvedimento e che saranno ascoltate tramite i rappresentanti di categoria questa mattina.
“Ci siamo mossi da subito e abbiamo incontrato i direttori dei tre settori della Asl del controllo acque, controllo prodotti vegetali e zootecnico – spiega ancora Rubei – Le conseguenze per i coltivatori sono già arrivate, perché molti dei prodotti agricoli portati al mercato dopo l’ordinanza sono rimasti invenduti”.
Tra le proposte di intervento avanzate dalla Cia ai direttori della Asl, quella “di un monitoraggio continuo del livello di presenza del batterio nei corsi d’acqua in modo da verificare l’abbattimento della presenza della salmonella – prosegue – Abbiamo chiesto, inoltre, che venissero fatte le analisi nei punti in cui attinge il Consorzio di bonifica prima di elargire acqua e siamo in attesa dell’esito di queste analisi”. Marianna Galeota





