SAN GIOVANNI TEATINO – Il problema dell’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura è stato al centro dell’incontro di questa mattina all’hotel Dragonara di S. Giovanni Teatino (Chieti) organizzato da Syngenta, azienda che si occupa di agro-industria, che ha presentato le linee guida elaborate nel corso di un triennio per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.
“L’obiettivo – ha spiegato Fabio Berta di Syngenta – è quello di fornire a tecnici, aziende agricole, consulenti, associazioni di categoria e distributori indicazioni e consigli che permettano di gestire in modo sicuro e sostenibile l’agrofarmaco, prevenendo contaminazioni ambientali e salvaguardando la salute e la sicurezza dell’operatore, anticipando quanto previsto dal nuovo assetto normativo”.
Il riferimento è alla direttiva europea 128/2009 il cui pieno recepimento presenta pro e contro. Da un lato c’è chi ne mette in evidenza l’azione di tutela, sia nei confronti dell’uomo che dell’ambiente, attraverso una serie di regole e controlli più stringenti, e che contribuisce, in questo modo all’innalzamento della qualità del prodotto. Dall’altro chi trova questa serie di vincoli troppo cogenti e teme per l’esborso economico a carico degli agricoltori che decidono di sottostarvi.
E se per un’azienda agricola medio-grande non sarà troppo difficile adeguarsi alle nuove regole, che impongano una maggiore conoscenza e un maggior controllo dei prodotti che si utilizzano, per i piccoli agricoltori, di cui il nostro territorio è pieno, qualche problema in più ci sarà sicuramente.
Le linee guida elaborate da Syngenta costituiscono comunque un supporto per i tecnici e gli imprenditori agricoli: “Evidenziano – spiega ancora Berta – con una modalità espositiva semplice e intuitiva, le migliori modalità di gestione dell’agrofarmaco”. Oltre a un manuale operativo, Syngenta mette a disposizione una check list per verificare se si sta operando bene o meno e un software on line (www.agricoltura-responsabile.it) che permette di fare autoanalisi evidenziando positività e criticità. In quest’ultimo caso vengono dati anche suggerimenti precisi su come rimediare.
Le linee guida sono state elaborate da Syngenta in collaborazione con l’università Cattolica del Sacro Cuore, il centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile in agricoltura Opera, il Servizio fitosanitario dell’Emilia Romagna e lo spin-off universitario Horta.
A moderare l’incontro di oggi, cui era presente anche l’assessore regionale all’agricoltura Mauro Febbo, è stato chiamato Domenico D’Ascenzo, responsabile del Servizio fitosanitario della Regione Abruzzo. Secondo lui la direttiva europea è importante perché preserva “sia la salute dell’agricoltore, sia quella del consumatore sia quella dell’ambiente in generale”.
Positivo è anche il giudizio sulla direttiva europea di Franco D’Eusanio, titolare dell’azienda agricola Chiusa Grande, per cui “in questo modo si aumenta la qualità dei nostri prodotti e anche la loro competitività in un mercato sempre più globalizzato”.
Perplessità è stata registrata, invece, tra i diversi rappresentanti delle associazioni di categoria, che ne temono l’aspetto dei vincoli, accresciuti rispetto al passato, e del maggior esborso economico per uniformarvisi.
La direttiva europea, per esempio, impone la formazione obbligatori per quanti vogliano usare prodotti fitosanitari, mentre in passato c’erano corsi di formazione solo per chi utilizzava agrofarmaci classificati come “nocivi”, “tossici” e “molto tossici”.
Altro esempio di vincolo che si porta dietro anche un esborso economico è l’obbligo per tutte le macchine irroratrici di essere sottoposte a un’ispezione ufficiale, a pagamento, fatta da enti certificati.
Posizione critica anche per l’agronomo ortonese Vincenzo Aquilano che osserva come “tra un organismo europeo che legifera senza tener conto della specificità del territorio e gli agricoltori che fanno fatica a capire e recepire quanto legiferato, manca una figura di raccordo che abbia le adeguate competenze tecniche”.
Secondo lui ogni Comune dovrebbe avere la figura dell”’agronomo condotto” che, proprio come il medico condotto, mette a disposizione le proprie competenze specifiche che, evidentemente non tutti hanno, per l’uso dei farmaci delle piante. Non si può, insomma, affidare l’uso di prodotti tanto importanti in quanto possono nuocere alla salute a persone che non hanno un bagaglio culturale ad hoc, cosa che non si acquista con un semplice corso abilitante come quelli che dal 2015 saranno obbligatori con l’entrata in vigore della direttiva europea. (ar.ia.)





