L’AQUILA – Strade che non portano a niente, ponti lasciati a metà, centri polivalenti e musei che ospitano topi e pipistrelli, teatri dove di scena è la polvere e il silenzio, opere pubbliche inaugurate in pompa magna nei decenni, soprattutto in periodi di campagna elettorale con fanfare e taglio dei nastri tricolore, per poi essere lasciate in abbandono.

Sono le incompiute d’Abruzzo, centinaia di milioni di euro a oggi sprecati, che finalmente sono stati almeno censiti dal “libro bianco” voluto dall’assessore regionale Donato Di Matteo, con l’intento di utilizzare i pubblici denari per completare in via prioritaria queste opere.

Sempre sperando che, anche la sua ultima promessa, non diventi l’ennesima incompiuta.

La triste e imbarazzante novena, per un numero complessivo di 316 opere, è suddivisa in due sezioni: una con le richieste di intervento segnalate dai Comuni, l’altra dalle Province, le Asl e altri enti.

All’invito della Regione hanno risposto solo però 132 Comuni su 305, dunque il numero delle incompiute è senz’altro superiore a quello finora snocciolato.

I Comuni hanno segnalato campi sportivi senza porte e spogliatoi, palestre senza impianti, piscine senz’acqua, scuole e case popolari senza messa in sicurezza sismica, reti fognarie, case di riposo, strade piazze e parchi pubblici rimasti a metà.

Ci sono poi casi clamorosi di incompiute, da poter inserire in un immaginario itinerario turistico lungo il quale ammirarle come fossero monumenti allo spreco e all’inefficienza di generazioni di amministratori pubblici.

CHIETI

Spostandosi a Chieti, si ammira il tunnel pedonale di Largo Barbella. Le ruspe e le talpe entrarono in funzione nel 2009, per collegare il terminal bus di via Gran Sasso al cuore del centro storico.

A bloccare i lavori, però, il fallimento a novembre 2012 della ditta appaltatrice dell’opera, la Tecnovie di Teramo, cui hanno fatto seguito gli inevitabili strascichi giudiziari.

Dopo otto anni la diga foranea e il porto di Ortona (Chieti), solo più mestamente citati nel libro bianco, a fianco alla iperbolica cifra di 30 milioni di euro necessari per realizzare finalmente i lavori.

A Lanciano i cittadini contribuenti attendono da anni il completamento del restauro di palazzo Berenga in corso Garibaldi. Negli anni Novanta è stato utilizzato come deposito per le attrezzature della nettezza urbana.

Poi venne l’idea di trasformarlo in pinacoteca, oppure a casa delle associazioni lancianesi. Nessuna delle ipotesi si è realizzata e le sessanta stanze restano vuote e inutilizzate. Ora il Comune chiede 1 milione di euro, per dotarlo di impianti elettrici, pavimenti e riscaldamento.

A Francavilla meritano una foto i cassoni di ferro e cemento che arrugginiscono in riva al mare, alla foce del fiume Alento. Dovevano servire alla realizzazione del porto turistico, un progetto da 20 milioni, per cui i lavori sono o nel 2007 sotto un cattiva stella a causa delle lungaggini burocratiche e delle battaglie degli ambientalisti contrarie all’opera.

I lavori si sono fermati quasi subito a seguito dell’inchiesta della magistratura che ha portato al rinvio a giudizio del direttore dei lavori, del responsabile del procedimento e del titolare della ditta appaltatrice, in quanto per la realizzazione del porticciolo stavano per essere utilizzato materiali scadenti, e sarebbero state prodotte irregolarità nella documentazione contabile e nei certificati di pagamento.

A Casalincontrada merita attenzione un edificio di Edilizia residenziale pubblica che da circa 15 anni è fermo alla realizzazione del cemento armato e della tamponatura in laterizio, per il fallimento della ditta appaltatrice.

L’AQUILA

In provincia dell’Aquila si incontra un parcheggio multipiano nel centro storico di Opi, in costruzione da oltre 10 anni, e in cui due dei tre livelli sono ancora allo stato grezzo.

Un gigantesco serbatoio per il servizio idrico a Castel di Ieri è stato completato da 20 anni, e ancora non entra in funzione.

Ma a meritare particolare enfasi sono due perle dell’Abruzzo lasciato a metà.

La prima ad Avezzano, è lo scheletro del nuovo municipio, una struttura da cinque piani per 9 mila metri quadrati di superficie, che doveva essere inaugurata nell’autunno del 2009, ma i lavori non sono ancora terminati, a causa anche di un’inchiesta condotta dalla polizia giudiziaria del Tribunale di Avezzano che ha scoperto nel 2012 che il costo iniziale dell’opera, di 5 milioni di euro, è lievitato in circa 3 anni a oltre 10 milioni, grazie all’espediente di varianti in corso d’opera.

La seconda è all’Aquila ed è il centro polivalente di Paganica, un’opera di circa 8 mila metri quadri costruita alla fine degli anni Novanta e mai portata a termine, anche perché nessuno ha mai voluto prenderla in gestione.

A seguito del sisma i sindacati confederali hanno donato 2 milioni di euro, che potrebbero però non bastare. E nel libro bianco viene ascritta la somma di 600 mila euro.

Una curiosità: il Comune dell’Aquila inserisce tra le incompiute anche il palazzetto dello sport di Centi Colella, finanziato dal governo giapponese, di cui è in realizzazione il primo lotto.

Fondi a disposizione sono anche in questo caso insufficienti, sottolinea però il Comune nella scheda inviata alla Regione, e si chiedono pertanto altri 3 milioni di euro.

Per evitare che anche quest’opera diventi in futuro un’incompiuta. La cultura della prevenzione finalmente sta attecchendo anche nel capoluogo abruzzese. Anche se il palazzetto sarà realizzato in zona a rischio alluvione.

PESCARA

Si parte dalla Provincia di Pescara, dal teatro Michetti, un gioiello liberty chiuso da oltre un decennio, con le sue 500 poltroncine coperte dalla polvere. L’abbandono ha moltiplicato i costi per una sua riapertura, che ora toccano i 2,5 milioni di euro.

I pescaresi attendono poi da anni il completamento del Museo del Mare, di cui a dicembre 2013 è stato inaugurato e aperto solo uno dei tre livelli. Eppure per costruire questa struttura ci sono voluti 15 anni di lavoro.

Altra storica incompiuta della città adriatica è la “strada pendolo”, asse viario molto importante, pensato per collegare la zona dell’ospedale a quella del tribunale e dell’università intersecando l’Asse attrezzato.

Quattro ani fa fu inaugurato dall’ex sindaco, Luigi Albore Mascia, solo un primo tratto, poi i lavori si sono fermati e mancano gli ultimi 180 metri, e gli ultimi 1,2 milioni di euro, che per un Comune sull’orlo del dissesto non è facile trovare.

E a proposito di strade incompiute non si può citare la famigerata Mare-monti che avrebbe dovuto collegare la costa pescarese con Penne, progettata 30 anni, i cui lavori si sono interrotti nel 2008 dopo appena 4 mesi di lavoro a seguito di un’inchiesta giudiziaria, avendo la strada invaso la riserva naturale del lago di Penne e per altre presunte irregolarità.

L’inchiesta ha coinvolto l’allora presidente della Provincia di Pescara, Luciano D’Alfonso, l’attuale presidente della Regione Abruzzo, e gli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto. Il processo è ancora in corso, e la strada, seppure fantasma, continua a godere della sua dose di notorietà.

Passando a Montesilvano, qui tra le priorità c’è la messa in sicurezza della discarica di Villa Carmine lungo il fiume Saline. Una bomba ecologica a orologeria che non ha, però, indotto alla fretta chi doveva intervenire.

Andrebbe poi completati con urgenza anche i lavori di consolidamento dell’abitato storico di Montesilvano Colle, interessato da fenomeni franosi, per evitare lutti e distruzioni a venire.

“Agli sgoccioli i lavori della diga foranea!”, titolavano i quotidiani con un eccesso di ottimismo nel dicembre 2006, a seguito dell’annuncio che la Finanziaria 2008 del governo di Romano Prodi avrebbe previsto 36 milioni di euro da destinare “al potenziamento dell’infrastruttura portuale ritenuta la porta commerciale verso l’est Europa e verso il Medio oriente”.

Altra tappa obbligata dell’“incompiuta tour” è a Spoltore, per ammirare il Mammuth, un casermone grigio di dubbio gusto architettonico, a detta almeno della stragrande maggioranza degli abitanti.

Un monumento figlio della febbre edilizia degli anni ‘70, mai ultimato, e per il quale non si è ancora trovata una destinazione d’uso. Il Comune ora quantifica i lavori di completamento in 1,8 milioni di euro, e l’idea è quello di farne un teatro.

TERAMO

In provincia di Teramo, capolavoro tra le incompiute è il Villaggio del fanciullo, sede della colonia marina gestita dalla Diocesi di Sulmona fino agli anni ‘90.

Nel 2006 il Comune ha indetto un concorso internazionale per recuperare lo spazio architettonico e ripensarlo come polo culturale e turistico.

I lavori sono però stati bloccati nel 2007 e mai ripresi: il cantiere fu posto sotto sequestro dalla Capitaneria di porto a causa del riscontro di difformità rispetto al progetto preliminare.

Nonostante il cantiere sia stato sbloccato dal Tar, la lunga stasi ha comunque indotto la ditta incaricata a rescindere il contratto e a chiedere al Comune un risarcimento di circa 200 mila euro per danni. Per terminare l’opera mancano 1,7 milioni di euro.

Menzione speciale tra le incompiute d’Abruzzo per le strade che collegano, si fa per dire, i comuni dei Monti della Laga e di altre aree montane del Teramano.

Distrutte dalle frane, e mai riparate e fatte oggetto di manutenzione. Situazioni più critiche a Colledara e Crognaleto, Valle castellana, Isola del Gran Sasso, che chiedono a buon diritto nel libro bianco milioni e milioni di euro per finalmente risolvere il drammatico problema.