PESCARA – “Senti… ho ricevuto una telefonata da palazzo Chigi… dal capo di gabinetto del presidente Renzi… il quale mi dice che sarebbe in trattazione una pratica, presso la Regione complessivamente intesa, riguardante la realizzazione del contratto di sviluppo denominato Dompè”.
Spunta la telefonata dalla presidenza del Consiglio al governatore abruzzese, Luciano D’Alfonso, nelle intercettazioni, riportate dal quotidiano Il Messaggero, nell’ambito di una nuova inchiesta che coinvolge il vertice della Regione, relativa al progetto di ampliamento dello aquilano della casa farmaceutica.
La telefonata è del 1° settembre 2014, con D’Alfonso che chiama il numero uno dell’Autorità regionale di bacino Michele Colistro e lo invita a darsi da fare: “Risolvi tu questo problema perché devo dare una risposta entro due ore al capo di gabinetto di Renzi”.
Intercettazioni che fanno esplodere la polemica politica da parte delle opposizioni.
“Sembra un mare di melma quello in cui si trova il presidente di Regione – dichiara Domenico Pettinari del Movimento 5 stelle – Ogni giorno escono stralci di intercettazioni che lo riguardano e che lo raccontano agli abruzzesi ben diverso da come lui si è sempre voluto rappresentare”.
I consiglieri di Forza Italia invece si dicono complessivamente “molto preoccupati poiché, avendo perso il conto degli avvisi di garanzia piovuti sul capo del governatore (6? 7? 8?) ci troviamo di fronte, in ogni caso, a una situazione non ordinaria ma patologica”.
In serata la replica del “risponditore” Alberto Balducci, vice capogruppo in aula del Partito democratico, per il quale D’Alfonso “sta seguendo con la consueta attenzione tutte le questioni che interessano veramente l’Abruzzo” e “non avrà alcuna difficoltà a rispondere in Consiglio regionale sulle questioni sollevate”, mentre “l’unico mare di melma è quello che il M5s sta cercando disperatamente di gettare” su di lui.
Telefonate e intercettazioni ambientali sono raccolte nel fascicolo del processo Megalò 3, fermo davanti al Gup di Chieti.
E anche se nessuno dei 5 protagonisti dell’inchiesta Pescaraporto figura tra gli indagati, dal voluminoso rapporto della squadra Mobile di Pescara alla procura della Repubblica dell’Aquila, titolare delle indagini, saltano fuori molti elementi ritenuti utili per inquadrare i rapporti tra il governatore e gli uomini del suo staff, a partire da Claudio Ruffini, all’epoca capo della segreteria, e soprattutto tra D’Alfonso e l’avvocato Giuliano Milia, suo difensore nei vari processi subiti, fin qui tutti vinti.
Milia è interessato in veste di imprenditore ad alcuni aspetti della vicenda Megalò 3 e soprattutto alla riqualificazione urbanistica dei terreni di Pescaraporto sulla riviera Sud.
PETTINARI “QUESTO IL VERO D’ALFONSO? GLI ABRUZZESI MERITANO DI PIU’”
Sembra un mare di melma quello in cui si trova il Presidente di Regione. Ogni giorno escono stralci di intercettazioni che lo riguardano e che lo raccontano agli abruzzesi ben diverso da come lui si è sempre voluto rappresentare.
Debole, sotto scacco e lontanissimo dall’interesse dei cittadini a cui stringe le mani durante le campagne elettorali, che vanta di aver sempre vinto, ma viene da chiedersi a che prezzo.
Le intercettazioni pubblicate oggi dal Messaggero d’Abruzzo sono allarmanti. Lo sono per i cittadini che si vedono traditi davanti a quelle promesse di sicurezza e tutela, lo sono per l’esposizione alla luce di sole di un sistema malato che coinvolge anche le più alte sfere del Governo.
Insomma l’idea è quella che siamo davvero davanti alla prova provata che tutto ciò che abbiamo sempre pensato e per il quale molti cittadini sono stati accusati di complottismo non siano fantasie ma una dura realtà che i cittadini hanno subito per anni.
Il presidente, oggi più che mai, ha il dovere di presentarsi davanti alle forze politiche che compongono il Consiglio regionale per relazionare su queste intercettazioni, direttamente e senza giri di parole nel primo consiglio utile.
Abbiamo il dovere di tutelare i cittadini e il territorio. È questo che diciamo da tempo anche in relazione alla questione di Pescara Porto, quella zona è a rischio, come sarebbero a rischio i cittadini che la frequenterebbero.
Il M5s ha più volte sottolineato, in varie sedi istituzionali, la pericolosità e quindi l’impossibilità di costruire in quell’area.
Oggi, un altro quotidiano locale, Il Centro, spiega nel dettaglio la questione. Leggiamo infatti, che proprio come ha sempre sottolineato il M5s l’area rientra nell’area a elevata pericolosità, come mostrato dal Psda (piano stralcio difesa alluvioni).
Si aggiunge, quindi, all’elenco delle spiegazioni che il presidente deve dare alla cittadinanza, (ricordiamo che sulla questione Pescara Porto già lo abbiamo invitato a riferire nel merito delle gravissime intercettazioni e nel merito dell’inchiesta in Consiglio regionale) anche quella relativa alla sua posizione su un progetto non sicuro per la cittadinanza.
Se con dei tecnicismi amministravi è stato possibile arginare la valutazione di pericolosità, certo non saranno dei tecnicismo a salvaguardare i cittadini che fruiranno di una zona a rischio alluvione.
Abbiamo ancora sul viso le lacrime delle ultime tragedie, alcune probabilmente legate anche all’incuria politico amministrativa di non agire evitando catastrofi prevedibili. Cosa farebbe un governo responsabile?
Andrebbe oltre le competenze tecniche, che conosciamo bene, ma sbatterebbe i pugni sul tavolo attraverso una delibera di Giunta che indichi con chiarezza cosa, l’organo politico che governa la Regione, realizzare in quell’area a tutela dell’incolumità dei cittadini.
Un messaggio politico forte e chiaro, che pesi anche sulle spalle di decisioni tecniche, indicando una volta per tutte la strada e la visione di futuro che si vuole dare a questa regione e alle città che la compongono, senza cercare il dito dietro quale nascondersi.
Ecco noi oggi invitiamo formalmente la Giunta regionale guidata dal presidente D’Alfonso a emettere quest’atto pensando solo ai cittadini abruzzesi e non agli interessi di pochi.
Domenico Pettinari
consigliere regionale M5S
FORZA ITALIA: “SITUAZIONE PATOLOGICA”
Siamo intervenuti sulle indagini che riguardano il presidente D’Alfonso solo a febbraio, all’inizio, per testimoniare il nostro garantismo non strabico e la nostra convinzione che eventuali colpevolezze si cristallizzano, a mente della Costituzione vigente, solo con le condanne definitive.
Siamo tuttavia molto preoccupati poiché, avendo perso il conto degli avvisi di garanzia piovuti sul capo del governatore (6? 7? 8?) ci troviamo di fronte, in ogni caso, a una situazione non ordinaria ma patologica.
Al di là degli accertamenti in sede penale, infatti, il quadro che sembra emergere è quello di una eccessiva disinvoltura di comportamenti e di una opacità non in linea con le esigenze di trasparenza e buon governo che la nostra Regione esprime, il tutto accompagnato da una sgradevole autoconvinzione di impunità.
Ciò che più ci preoccupa, però, è come le indagini sul presidente D’Alfonso siano diventate l’argomento principale sul quale il governatore concentri necessariamente le sue principali energie, facendo passare inevitabilmente in secondo piano l’emergenza terremoto e i bisogni connessi, il sistema sanitario regionale, la mancanza di politiche per lo sviluppo e per il lavoro, insomma l’agenda dei problemi veri dell’Abruzzo.
Ipocrisie a parte, va riscontrato, purtroppo, che anche nei palazzi regionali e nei luoghi dell’indirizzo politico-amministrativo vi è tanta attenzione in merito alle vicende che riguardano il presidente e troppa trascuratezza rispetto ai temi ed agli interessi generali della nostra comunità.
Torniamo a chiedere accertamenti veloci e trasparenti affinché il governo regionale, che finora ha offerto agli abruzzesi tante chiacchiere e pochi fatti, possa eventualmente tornare a concertarsi sulle questioni che stanno più a cuore ai nostri concittadini.
Gruppo Consiliare di Forza Italia
BALDUCCI: “D’ALFONSO PENSA ALLA REGIONE, LA MELMA E’ CONTRO DI LUI”
I consiglieri di Forza Italia accusano il presidente D’Alfonso di pensare solo alle inchieste che lo riguardano.
Voglio rassicurarli: egli sta seguendo con la consueta attenzione tutte le questioni che interessano veramente l’Abruzzo.
Prova ne siano il decreto terremoto, che ha portato a 23 i Comuni inseriti nel cratere, e l’ordinanza sul maltempo del capo dipartimento della Protezione civile n. 441 del 21 marzo scorso, per la prima volta confezionata ad hoc per l’Abruzzo.
E ancora, solo per citare i provvedimenti più recenti: 670 mila euro per la difesa della costa stanziati il 18 aprile scorso; l’impegno nella Cabina per la ricostruzione, che due settimane fa ha concesso 1 milione per 7 chiese abruzzesi e 610 mila euro per la microzonazione sismica nei 23 Comuni del cratere; gli oltre 3,4 milioni contro il dissesto idrogeologico in 9 Comuni approvati a inizio aprile; il potenziamento dei voli dall’aeroporto d’Abruzzo con l’aggiudicazione delle nuove rotte e la riqualificazione delle aree passeggeri e della pista, avvenuti tra fine febbraio e inizio marzo.
Dunque nessuna distrazione dall’azione di governo.
Quanto alle affermazioni di Domenico Pettinari, il presidente non avrà alcuna difficoltà a rispondere in Consiglio regionale sulle questioni sollevate e a fargli capire che l’unico mare di melma è quello che il M5s sta cercando disperatamente di gettare su D’Alfonso dal giorno in cui ha vinto le elezioni doppiando la candidata grillina Sara Marcozzi.
Alberto Balducci, vice capogruppo del Pd in Consiglio regionale




