PESCARA – “Chiediamo le dimissioni di D’Alfonso e invitiamo il Pd e i suoi alleati a uscire dal silenzio complice. Il problema prima che giudiziario è politico. Essere garantisti non significa far finta di non vedere che i comportamenti di D’Alfonso sono incompatibili con il ruolo che ricopre”.
Questo quanto afferma in una nota il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, che interviene in merito alle intercettazioni riguardanti l’inchiesta della procura di Pescara sul recupero dell’Ex Cofa, un’area dismessa nella zona del porto del capoluogo adriatico, e che vede coinvolto, per abuso d’ufficio, il presidente della Giunta regionale dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso.
“L’intercettazione è inequivocabile. Al contrario di quanto dichiarato dal presidente, da quanto emerge sulla stampa, è evidente che la riunione presso lo studio del suo avvocato penalista-imprenditore a cui hanno partecipato due suoi massimi collaboratori – sottolinea – era proprio volta a sbloccare il progetto della società Pescaraporto”, che prevede costruzioni sull’area.
“D’Alfonso dunque – continua Acerbo – ha mentito sapendo di mentire in conferenza stampa: ha detto di non aver aiutato Milia mentre dall’intercettazione emerge chiaramente il suo ruolo attivo. Come ho già ampiamente spiegato quel progetto edilizio di tre palazzi da 21 metri sul mare ha ricevuto un tale trattamento di favore che dopo aver ottenuto un permesso illegittimo che sono riuscito a far annullare dal Tar, è stato sbloccato dal governo Renzi inserendo una norma ad hoc nel maxi-emendamento alla legge di stabilità 2016, relatrice al Senato era casualmente l’ attuale sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli, pescarese”.
“Poi, dopo la riunione a cui D’Alfonso ha spedito il suo braccio destro in Regione e la sua longa manus al vertice del Comune è stato miracolosamente sbloccato anche lo stop del Genio civile”, conclude.





