PESCARA – Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha rinviato a giudizio l’ex presidente dell’Ambito territoriale ottimale 4, Giorgio D’Ambrosio, gli ex sindaci di Montesilvano (Pescara) e Francavilla al Mare (Chieti) Pasquale Cordoma e Roberto Angelucci, e altre 9 persone relativamente all’inchiesta sull’Ato 4 pescarese, denominata “Partito dell’acqua”.

Ha invece assolto, perché il fatto non costituisce reato, la dipendente dell’Ato Silvia Robusto, che aveva chiesto di essere giudicata con rito abbreviato.

Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato e in violazione dell’articolo 97 della Costituzione.

Fra i rinviati a giudizio figurano l’ex dipendente dell’ente Vincenzo Di Giamberardino; il dipendente Fabio Ferrante; due ex componenti del consiglio di amministrazione, Franco Feliciani e Gabriele Pasqualone; il dirigente Nino Pagano; il dirigente tecnico Alessandro Antonacci; l’ex consulente Sergio Franci; l’imprenditore Ercole Cauti; il docente di scienze manageriali dell’Università D’Annunzio, Luigi Panzone.

Il processo prenderà il via il prossimo 4 giugno. I fatti al centro del procedimento riguardano il periodo compreso tra il 2003 ed il 2008.

Secondo l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Valentina D’Agostino, l’Ato 4 sarebbe stato gestito per fini personali, determinando un ingente danno economico erariale ai danni dello Stato.

Numerosi gli episodi accertati dagli inquirenti durante un anno e mezzo di indagini. Fra questi, l’uso personale delle auto dell’ente per assolvere a impegni politici dell’ex presidente D’Ambrosio, all’epoca parlamentare; sperpero di denaro pubblico per pranzi conviviali estranei alle finalità dell’ente; distruzione di documenti pubblici già emanati e sostituiti con atti amministrativi effettuati in epoca successiva al fine di prorogare contratti lavorativi ad alcuni dirigenti, in vista della nomina del commissario straordinario; affidamento diretto di incarichi professionali, e dunque senza alcuna selezione, a persone legate al direttivo dell’Ato da rapporti personali o politici.

Secondo l’accusa, la “pressione” e il “controllo” sulla struttura da parte di taluni degli indagati sarebbero continuati anche negli anni successivi e finalizzati soprattutto al condizionamento delle scelte riguardanti la vita dell’ente come la riforma degli Ato e l’adeguamento delle tariffe dell’acqua.

D’Ambrosio è anche accusato di aver comprato la laurea in Economia e Management con la complicità del professore Panzone.

CONDANNATO IL SEGRETARIO DELLA PROVINCIA PESCARA

Sempre nell’ambito della stessa inchiesta sull’Ato 4, il gup Sarandrea ha condannato il segretario generale dell’Ato, Fabrizio Bernardini, attualmente anche segretario generale della Provincia di Pescara, a 1 anno di reclusione (pena sospesa) e all’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo.

Bernardini aveva chiesto di essere giudicato con rito abbreviato.

Il pm D’Agostino, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto 1 anno e 6 mesi.

Sempre il gup ha prosciolto Bernardini, insieme a D’Ambrosio, Angelucci, Pasqualone e Cordoma da un episodio di falso per soppressione.