L’AQUILA – Alle 11,40 di ieri, come da filmati diramati dalla protezione civile abruzzese, il rogo sul monte Morrone, in provincia dell’Aquila, che per oltre 15 giorni ha costituito la preoccupazione nell’emergenza incendi in Abruzzo, era praticamente spento, tanto che si pensava di smantellare il campo base.

Poi, nel pomeriggio il vento molto caldo e molto forte, le alte temperature e anche l’interruzione, troppo frettolosa, dello scarico dell’acqua sui focolai riaccesi con i canadair dislocati da Roma in altre regioni ritenute più bisognose, hanno fatto scattare una nuova emergenza.

E la battaglia al fuoco è ricominciata. Tanto che da questa mattina il fronte delle fiamme ha reso necessario un nuovo, importante, spiegamento di forze in campo con oltre 100 operatori da terra, vigili del fuoco, volontari di protezione civile ed esercito, in particolare militari del nono reggimento alpini dell’Aquila, supportati da 3 canadair, 2 elicotteri regionali e un Erickson.

Ma c’è di più: nella notte con il fronte a 1,2 chilometri dal centro abitato del piccolo comune di Roccacasale, i vigili del fuoco hanno verificato l’eventualità di una evacuazione, decisione poi rientrata dopo un summit delle forze in campo.

Sul fronte, oggi si sta cercando di dare continuità allo scarico dell’acqua gestito sulle indicazioni dei droni di ultima generazione che danno l’esatta posizione delle fiamme.

“È una lotta senza quartiere, non c’è regione in Italia con questo contingente in campo”, spiegano fonti istituzionali.

Intanto, la protezione civile, nel bollettino giornaliero, comunica che in provincia di Chieti, a Tornareccio, l’incendio è in fase di spegnimento, con l’impiego di vigili del fuoco e volontari. Nello stesso territorio, a Bitorni, le fiamme sono state spente.