L’AQUILA – “Le emergenze hanno il brutto vizio di mettere a nudo la distanza tra propaganda e realtà. Per tutta la durata degli incendi su Roio e Bagno abbiamo sentito il sindaco banalizzare le sue competenze scaricando la responsabilità della loro gestione solo sulla Protezione Civile regionale. Appare quindi bizzarro scoprire che – una volta rientrata l’emergenza – l’amministrazione senta l’impellente bisogno di fare un affidamento a società esterna per l’aggiornamento del Piano di Protezione Civile comunale riportando – tra le altre cose – schede tecniche e cartografiche delle aree a rischio incendio, frane e alluvioni di quello che essa stessa definisce ‘un territorio vasto e complesso, esteso per circa 467km quadrati'”.
Così, in una nota, il consigliere di opposizione al Comune dell’Aquila Paolo Romano.
“E appare ancora più bizzarro – osserva – se si considera che il Servizio di Protezione Civile comunale – che aveva maturato ‘sul campo’ nei difficili anni del sisma svariate professionalità e competenze – sia stato da questa amministrazione progressivamente svuotato fino a renderlo irrilevante. All’Aquila già dai tempi del Covid, il COC ( Centro Operativo Comunale) fu soppiantato da una più facilmente manovrabile ‘Unità di crisi’, fino a quando – durante la gestione degli ultimi incendi – si è deciso di non aprirlo neanche per l’assistenza alla popolazione: un colpo fatale per l’unica struttura comunale prevista ad affrontare le emergenze”.
“C’è anche un altro tema che non può essere nascosto – aggiunge Romano -: le convenzioni con le associazioni di Protezione Civile per la gestione delle aree di attesa e di accoglienza sono scadute e si trascinano con le proroghe da anni. Prima quindi di annunciare nuovi modelli sull’emergenza sarebbe forse utile chiedersi quale rapporto il Comune abbia costruito in questi anni con chi dovrebbe poi essere chiamato a renderli operativi: tutti ragionamenti ed equilibri da rispettare che non si comprano da una società esterna per 70mila euro”.
“L’aggiornamento del piano Piano di Protezione Civile comunale è comunque, seppur tardivamente, benvenuto ma non va fatto solo come un compitino dovuto: nella sua stesura andrebbe coinvolto il Consiglio comunale in audizione con gli uffici comunali e le associazioni di volontariato, riconoscendo che sono solo loro che conoscono il territorio, i punti critici, gli accessi, le vie di fuga, le difficoltà e i tempi reali di intervento. Non è una concessione della politica, è il cuore stesso della pianificazione dell’emergenza”.
“A beneficio di quel che sostengo e per evitare che sia bollato come uno sterile gioco dell’opposizione, cito anche le norme preposte, come l’art. 38, comma 3, del D.Lgs. 1/2018 (Codice della Protezione Civile) che prevede la partecipazione del volontariato organizzato alla predisposizione e attuazione dei piani di protezione civile e la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 aprile 2021 sugli indirizzi per la predisposizione dei piani che stabilisce espressamente che il volontariato organizzato ‘prende parte alle attività di redazione ed aggiornamento della pianificazione’, secondo modalità concordate”.
“Queste e altre sono le ragioni per le quali ho richiesto già da un mese una Commissione nella quale ascoltare direttamente le associazioni e gli Uffici per mettere sul tavolo le criticità della macchina comunale nelle emergenze. La prevenzione e la sicurezza si costruiscono prima delle emergenze. Dopo è già troppo tardi”, conclude Romano.






