L’AQUILA – “L’Aquila sembra essere diventata il Bronx e noi cittadini dobbiamo mobilitarci per cambiare le cose e difendere i nostri figli”.

Parole addolorate, preoccupate ma non rassegnate. Sono quelle della mamma di un ragazzo aquilano di 21 anni che la notte di sabato 12 è stato aggredito con violenza nei pressi della Fontana luminosa da tre persone, due delle quali a volto coperto, che lo hanno preso a calci e pugni senza un motivo apparente.

L’episodio di violenza è stato denunciato alla Polizia dell’Aquila che ha aperto un’indagine per rintracciare i responsabili.

Inoltre, è scattata una mobilitazione. “Insieme ad alcuni universitari abbiamo intenzione di raccogliere le firme. Non vogliamo vendetta, vogliamo solo difendere la nostra città”.

Una notizia passata in sordina e che, alla luce del duplice omicidio nel parcheggio a Bazzano, assume una preoccupante rilevanza, in un clima che negli ultimi tempi sembra delinearsi come pericoloso e violento.

La donna, che ha voluto per ovvie ragioni rimanere anonima, ha deciso di raccontare ad AbruzzoWeb quanto accaduto a suo figlio, universitario di 21 anni, per lanciare un appello alle istituzioni affinché “facciano qualcosa per proteggere i giovani dalla violenza, anche visto quello che ci è stato riferito dalle forze dell’ordine, ovvero che episodi come quello di cui è rimasto vittima mio figlio sono più frequenti di quanto si immagini”.

Stando al racconto della donna, suo figlio stava camminando insieme a due ragazze nei pressi della Fontana luminosa, quando all’improvviso un’automobile ha inchiodato davanti a loro, bloccando il passaggio.

Dalla vettura sono scese tre persone, di cui due a volto coperto, mentre un’altra è rimasta dentro l’auto con il motore acceso.

“Si sono scagliati contro mio figlio – ha raccontato ancora angosciata la donna – ferendolo con calci e pugni, usando contro di lui una violenza inaudita, e poi sono fuggiti via”.

Un episodio inspiegabile, anche perché “mio figlio è un ragazzo tranquillissimo, un pacifista e non è assolutamente un attaccabrighe. Non riusciamo proprio a spiegarci i motivi di questa violenza, che gli ha causato, oltre ai danni fisici, anche un forte trauma psicologico”.

Al Pronto soccorso dell’ospedale aquilano i medici hanno riscontrato al giovane la frattura del setto nasale e diverse tumefazioni su corpo e viso.

“Non posso accettare – ha aggiunto la madre del giovane – che cose come queste avvengano, soprattutto in una città terremotata come L’Aquila, dove i nostri ragazzi sono già costretti a vivere in una realtà difficile, in un centro storico finto, ‘di cartone'”.