L’AQUILA – “Il mio è un attacco frontale alla nullità di qualsiasi visione politica dietro i movimenti della cosiddetta sinistra non solo qui all’Aquila. Si chiude un’illusione. Giustamente, come ricordava Montalban, ‘Se abbandoni il Marxismo come chiave di lettura del mondo, non ti rimane che l’oroscopo”: queste le parole con cui Alfonso De Amicis, storico esponente della sinistra antagonista aquilana, “spiega” la sua riflessione inviata ad AbruzzoWeb.
“L’Italia – e non solo L’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: contaminazioni tra Moliere e il Grand Guignol. Ma i cittadini non sono da meno”: così scriveva Pier Paolo Pasolini Eretico e Corsaro.
Simili parole non sono da consegnare alla storia passata ma purtroppo rappresentano una cogente verità e fotografano il nostro Paese e la sua classe dominante nel suo inarrestabile declino. L’attuale classe politica, fatta di nanetti e di capi cordata, in questi giorni ha offerto uno spettacolo tra l’indecenza e la farsa. Tali sono infatti il deterioramento e la pochezza della politica del Palazzo, che anche Draghi aveva accarezzato l’idea di potersi accomodare nelle stanze del Quirinale.
Il Partito democratico è stato uno degli agglomerati che più si è battuto affinché Draghi salisse sul colle più alto. Crediamo che sia retorico ricordare l’uomo Draghi, ovvero il banchiere per eccellenza. L’uomo della Goldman Sachs, colui che ha privatizzato molti dei gioielli italiani. Senza dimenticare il fatto che se oggi in Grecia ci sono livelli di povertà sconosciuti dal dopoguerra, ebbene questo capolavoro di darwinismo sociale lo dobbiamo anche a Mario Draghi.
Non a caso l’Unione europea, la Banca centrale europea, la Nato, cioè i veri poteri che contano, gli hanno imposto di rimanere a fare il Primo Ministro: portare a termine il lavoro iniziato. Ridurre l’Italia al rango della Grecia. E Mattarella, che in un primo momento si era mostrato irremovibile, alla fine ha dovuto recedere e ritornare sui suoi passi.
Nel frattempo questa partita ha definitivamente sconquassato la già sgangherata classe politica italiana.Il Mattarella bis ci proietta in una sorta di monarchia, un presidenzialismo senza nessuna revisione costituzionale. D’altronde non ne hanno bisogno. Già in passato la nostra Costituzione che pure contiene codici, pesi e contrappesi e tanti elementi progressivi, è stata aggirata e/o superata con modifiche di fatto imposte dal “pensiero unico” e alimentate dalle fanfare di stampa e televisione. Ora si sta completando un disegno che le grandi banche d’investimento e il gruppo Bilderbeng accarezzavano da tempo. Con ostinazione ci domandiamo ancora cosa abbia di sinistra il Pd.
A noi pare evidente che oggi lo spazio politico, sia in Parlamento così come nei Consigli comunali, sia occupato da due destre: l’una caciarona, cialtronesca che aspira a rappresentare un capitalismo nazionale in via di declino, l’altra legata al capitalismo transnazionale, apolide e che attinge il suo potere dalla Commissione Europea, dal Consiglio Europeo e dalla Bce.
È evidente che è in atto una crisi di democrazia che riduce gli spazi di partecipazione e respinge qualsiasi voce di dissenso. Una crisi tale da rendere i partiti, ovvero i loro simulacri, incapaci di far nascere una classe dirigente degna di questo nome, avendo abbracciato totalmente il pensiero unico delle politiche neoliberiste e avendo aderito a quella visione soprattutto in tema di diritti sociali e di diritti sul lavoro. Qualche attenzione sui diritti civili, ignorando del tutto i diritti collettivi.
Intanto, si rimane sconcertati della leggerezza e della incapacità politica di alcuni soggetti aquilani che continuano a ragionare di locale e nazionale come se tra i due aspetti non ci fossero relazioni stringenti. Affidarsi a costoro anche alle nostre latitudini appare miope e privo di analisi politica e soprattutto storica. Dichiarare di voler battere la destra è una scusa.
Se avessero voluto, in questi quattro anni, avrebbero potuto fare una opposizione degna di questo nome ma è evidente che l’assetto sociale, l’impianto della città, il progetto e la sua collocazione ha una base condivisa. Amaramente concludiamo con le parole di Luigi Pintor: “La sinistra italiana che abbiamo conosciuto è morta da tempo. La cosiddetta sinistra rappresentativa è fuori scena. Non c’è una opposizione e neppure una alternanza”.






