L’AQUILA – “Se oggi il vento tira a destra, in questo mondo profondamente cambiato, è perché ogni nazione ha radici che si oppogono alla cancellazione della propria identità. In Europa cresce il rifiuto di adeguarsi a standard imposti e davanti a sfide che fanno tremare i polsi, dalle guerre al superamento dell’umanesimo, chi ha barattato la propria identità e le lotte sociali per battaglie woke e grandi interessi, salendo al Governo solo quando non vince le elezioni, ha perso quei valori che sono alla base della nostra cultura”.

In un gremito Auditorium dell’Ance L’Aquila Gianfranco Fini, 74 anni, che in una vita di militanza politica a tutti i livelli – già vicepresidente del Consiglio (2001-06), ministro degli Esteri (2004-06), presidente della Camera dei deputati (2008-13) – ha contribuito a scrivere la storia della destra dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale, ha ripercorso le pagine più significative, partendo dal pesante clima degli Anni di Piombo, un periodo “costato la vita a troppi giovani martiri”, “tensioni e riflessioni culturali che hanno generato la famosa scissione” di Democrazia nazionale, contesti che comunque, ha sottolineato, “non possono trovare paragoni nei nostri giorni”.

Fini è intervenuto come ospite del convegno promosso dal circolo aquilano di Nazione Futura, dal titolo “La fiamma dimezzata, omaggio a Giuseppe Parlato”, tra i più autorevoli studiosi della storia della destra italiana, a partire dalle riflessioni contenute nel suo volume dedicato alla stagione politica segnata dalla leadership di Giorgio Almirante.

Insieme a lui il sindaco dell’Aquila e responsabile Enti locali di FdI, Pierluigi Biondi, e il deputato di FdI e responsabile dell’Ufficio studi del partito Francesco Filini. A moderare Fabio Torriero, docente universitario e direttore “Lo Speciale”.

Tanti i volti noti della politica locale e nazionale presenti tra il pubblico, a cominciare dai senatori abruzzesi Guido Liris ed Etel Sigismondi, tra gli altri, l’ex sindaco dell’Aquila Biagio Tempesta – salutato calorosamente da Fini – l’assessore comunale al Turismo Ersilia Lancia, il capogruppo di Fdi in Consiglio comunale Leonardo Scimia, la consigliera comunale Katia Persichetti, l’ex assessore regionale di Fi Mauro Febbo, l’ex assessore regionale del Pdl, ex leghista ed ex presidente della società regionale dei trasporti Tua, Gianfranco Giuliante. il direttore generale della Tua SpA Maxmilian Di Pasquale, amministratori locali e sindaci dell’Aquilano, una delegazione dal Comune di Amatrice capitanata dal sindaco Giorgio Cortellesi. Tra gli organizzatori il presidente del circolo di Nazionale Futura L’Aquila, il consigliere provinciale Vincenzo Calvisi, e il presidente della Commisisone Bilancio al Comune dell’Aquila Livio Vittorini.

Nel ringraziare gli organizzatori per il momento di confronto, ripercorrendo alcune delle tappe personali della sua militanza politica, senza mancare di citare Atreju e i momenti goliardici intorno all'”ospite d’onore”, Biondi ha sottolineato: “la destra italiana è un’anomalia assoluta nel panorama europeo ed internazionale, Fratelli d’Italia è un’anomalia assoluta”.

Filini ha poi tracciato il percorso politico che ha portato alla nascita FdI: “Dal Movimento Sociale siamo passati ad Alleanza Nazionale, poi c’è stata quella parentesi, per me un po’ traumatica, del PDL, ma l’abbiamo sofferta tutti quanti. Tant’è che nel terminare questa ‘avventura’, decidemmo con Giorgia Meloni di fare qualcosa di veramente traumatico. È stata un’esperienza molto difficile, ma molto coraggiosa, perché a 30 giorni dalle elezioni nessuno ci considerava, nemmeno tra i sondaggi. Prendemmo l’1,98%, la prima volta per un partito nato in campagna elettorale, a destra soprattutto. Così entrammo in Parlamento e iniziò il nostro percorso. Siamo riusciti a farlo non solo perché potevamo contare su figure come Giorgia Meloni e Ignazio La Russa insieme a tanti altri, ma perché avevamo alle spalle una struttura militante composta da quei giovani che si erano formati negli anni ’90 con l’Alleanza Nazionale, con l’Azione Giovani”.

Fratelli d’Italia, ha sottolineato Biondi, “è stata l’unica scissione che ha avuto questo clamoroso successo, non soltanto perché forse i tempi erano maturi per ricostruire la casa della destra, ma anche perché nasceva su basi diverse, una comunità di destino che ha deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo, che in parte, eccetto qualcuno, non aveva nulla da perdere”.

Tornando ai giorni nostri, Fini ha parlato del Referendum sulla Giustizia, a sostegno del sì: “Ultimamente mi capita di sentire frasi strane. I magistrati devono far rispettare le leggi, non ‘interpretarle’, e sono due cose ben diverse. La destra ha sempre considerato la Magistratura un pilastro democrazia, non le toghe rosse”. E ancora: “La sinistra quando non ha argomenti li inventa, prigioniera del suo complesso di superiorità”.

Ha aggiunto Biondi: “La sinistra non legittimerà mai Fratelli d’Italia, perché altrimenti perderebbe la ragione stessa della sua esistenza. Parto da un’analisi che è stata fatta da un giornalista di sinistra, fra l’altro aquilano, che è Alessandro De Angelis, che sostiene che la sinistra ha perso la propria ragione sociale. Dopo che hai governato con i tecnocrati, con la Lega, con il Movimento 5 Stelle – quelli che dicevano che il Pd era peggio della mafia, che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno – quando hai rinnegato anche la storia di una sinistra dignitosa, che non è quella attuale, questa situazione è normale. Quando hai fatto tutta questa evoluzione, non c’è più una ragione sociale, non sai più chi sei, e quindi ti riconosci solamente nell’affermare il tuo nemico. È il tema del campo largo, no? Il campo largo è diviso su tutto ma unito nell’unica missione di individuare chi è l’avversario per vincere le elezioni, non per governare”.