CHIETI – Una cinquantina di persone questa mattina ha affollato i corridoi della Procura di Chieti per consegnare l’esposto sottoscritto da quasi 300 persone per fare chiarezza sull’impianto di trattamento imballaggi da realizzare a Casalincontrada (Chieti).

L’esposto è stato preparato dall’avvocato Katia Ferrarini. A firmarlo sono stati non solo residenti di Casalincontrada, ma anche cittadini di Chieti, in particolare di Brecciarola, contrada vicinissima al sito dove dovrà sorgere il nuovo impianto, e di Manoppello (Pescara).

Tra i firmatari ci sono anche alcuni amministratori comunali di Chieti (l’assessore Ivo D’Agostino e i consiglieri Gianni Di Labio e Diego Costantini) e di Casalincontrada, primo fra tutti il capogruppo d’opposizione Sergio Montanaro del movimento Ideabruzzo, da sempre in prima linea nella battaglia contro l’impianto.

“L’esposto – ha detto l’avvocato Ferrarini – chiede la verifica delle attività compiute nell’ambito dei progetti realizzati. Sarà la Procura poi a giudicare se vi sono illeciti o meno”.

La battaglia contro il nuovo impianto che vuole realizzare l’Edilizia Colonnetta è scoppiata sin dall’aprile del 2011, quando si è saputo che nella zona artigianale di Casalincontrada sarebbe sorto un impianto di questo tipo. I residenti di Chieti, Casalincontrada e Manoppello si sono subito messi in allarme, sono sorti comitati civici, ci sono state manifestazioni di piazza e sono state chieste delucidazioni sia al Comune che alla Regione sulle attività che avrebbe svolto l’impianto.

Ma la politica, a quanto pare, non ha dato risposte adeguate, visto che, alla fine, i cittadini sono stati costretti a rivolgersi alla magistratura.

Tra i punti più controversi del progetto, che nel frattempo è stato assoggettato alla procedura di valutazione di impatto ambientale, c’è il fatto che “il nuovo impianto – spiega Montanaro – viene presentato come di trattamento degli imballaggi, vale a dire carta, cartone e legname, ma poi non si limita alla lavorazione di questi materiali assolutamente innocui, ma tratta anche altro, come pneumatici e fluff car, ovvero i residui della frantumazione delle autonomobili, tolta la parte metallica”.

Insomma, anche sui materiali da trattare i cittadini chiedono maggiore chiarezza.

Altro punto critico è il posto dove si è deciso di ubicare l’impianto: “Come mai quella zona artigianale – dicono i firmatari dell’esposto – non viene data agli artigiani ma a una sola società che con l’artigianato non ha nulla a che fare, nonostante si siano spesi oltre 500 mila euro di fondi pubblici per le opere di urbanizzazione e gli espropri?”

“Questa operazione – conclude Montanaro – è sicuramente partita con fondi pubblici ma poi ci sembra che si sia trasformata in un intervento privato”. (ar.ia.)