L’AQUILA – Si sono dati appuntamento davanti un campo di girasoli, poco distante dalla frazione aquilana di Monticchio, oltre un centinaio di cittadini uniti in comitati, per dire no all’impianto a biomasse che proprio in quel sito potrebbe vedere la luce, della potenza di 5 megawatt, e che brucerà per produrre energia elettrica grandi quantità di cippato. 

I cittadini sono pronti a tutto per impedire il funesto insediamento perché, sostengono che i fumi che rilascerà un camino alto 8 metri 365 giorni l’anno avvelenerà il territorio chiuso e senza vento, con micro-polveri cancerogene che si accumuleranno anno dopo anno al suolo e nei polmoni degli abitanti. 

A intervenire al pacifico sit-in, in rappresentanza della classe politica, in modo rigorosamente bipartisan, il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, e il capogruppo di Forza Italia al Comune dell’Aquila Guido Liris. 

Una sentenza del Consiglio di Stato ha da poco annullato il ricorso al Tar vinto dai Comitati, e ha riaperto i giochi, dopo anni di battaglie legali e mobilitazioni, a favore della società Futuris, tiolare del progetto. E ad ulteriore beffa per i comitati c’è ora il conto da 10 mila euro a loro carico di spese legali. 

“Una sentenza bizzarra – ha detto Pietrucci nel suo intervento davanti ai manifestanti – che ha giudicato il pronunciamento del Tar politicizzato”. E ha annunciato di autotassarsi per contribuire alle spese legali. Liris promette che “riusciremo con tutti i mezzi a costringere il governo a fare marcia indietro, perchè questo impianto è pericoloso e inutile”.

Ma non tutto è perduto, spiega Antonio Perrotti, uno dei portavoce del comitato, l’ultima e la decisiva battaglia legale è prevista per ottobre.

“Regione e Comune dell’Aquila – spiega Perrotti – hanno revocato in autotutela le autorizzazioni precedentemente accordate all’impianto, e l’azienda Futuris ha fatto ricorso al Tar, quindi la nostra certezza è che la sentenza del Tar che arriverà ad ottobre, a noi ancora una volta favorevole, si rafforzerà, contestando non solo il fatto che l’impianto sorge in area alluvionale, ma che nel progetto manca il recupero del calore con una rete di teleriscaldamento impianto che in un’area alluvionale non può essere approvato, e allora anche se la Futuris tornerà per la seconda volta al Consiglio di Stato, questa volta avrà ben poche speranze di spuntarla”.

A Citta Sant’Angelo (Pescara) e Guardiagrele (Chieti), due progetti di impianto a biomasse sono stati a tal proposito bocciati dal Comitato Valutazione impatto ambientale, proprio perchè non prevedevano la rete del teleriscaldamento per recuperare il calore prodotto e convogliarlo nei termosifoni dei quartieri limitrofi.

“Qui intorno – spiega Giuliana Spagnoli di Monticchio – ci sono abitazioni, campi coltivati, negozi, aziende agricole, il mio paese è a poche centinaia di metri, si può essere solo dei pazzi a voler realizzare un impianto su questo prato, mettendo a repentaglio la salute di chi abita, soprattutto dei bambini, perchè è dimostrato che le nano polveri provocavano anche malformazione nei feti”. 

Altro argomento del fronte del no è che il legname e l’altra biomassa reperibile sul territorio non sarà sufficiente per alimentare in modo economicamente sostenibile le fornaci dell’impianto. Tenuto conto che il Abruzzo sono previsti altri 13 impianti, con una biomassa disponibile di 1,5 milioni di tonnellate, ampiamente insufficiente. 

Da qui la paura che alla fine sarà utilizzato il css, la parte secca dei rifiuti solidi urbani, plastica e carta principalmente, e l’impianto si trasformerà in un ancor più pericoloso inceneritore, nel bel mezzo di un’area fortemente antropizzata e classificata come a forte rischio alluvioni.

“Le industrie inquinanti – spiega Fernando Galletti presidente degli Usi civici di Paganica e San Gregorio – qui hanno già fatto enormi danni, lo dice uno che ci ha lavorato vent’anni. Insediare ora un impianto a biomasse da 5 megawatt è pura follia, c’è spazio solo per piccoli impianti per rifornire di energia il circondario, di una taglia non superiore ad 1 megawatt”.

Quello che è inaccettabile, ha poi rimarcato più di un manifestante è che l’impianto sarà antieconomico, se dovesse reggersi solo sulla vendita dell’energia prodotta, tenuto conto del costo della biomassa e del suo trasporto. Il guadagno arriverà solo dai generosi incentivi statali. “In pratica i profitti che questo impianto garantirà alla Futuris, distruggendo il nostro territorio, glielo pagheremo noi con i soldi delle tasse”. (Filippo Tronca)