L’AQUILA – “Il fenomeno dell’immigrazione è antico quanto l’uomo, la modernità l’ha solo ampliato e facilitato; con esso il prospero Occidente dovrà a lungo fare i conti, almeno fino a quando non si attenueranno le intollerabili situazioni di miseria che affliggono tante parti del mondo a noi vicine, e ognuno potrà trovare nel proprio Paese le ragioni di una vita degna di essere vissuta”.

Così la presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Alla giurisdizione non compete certo la soluzione di problemi di tale portata – ha aggiunto – ma è certo che essa è chiamata a dare tutela ai diritti di chi, uomo, donna, bambino, bambina, nell’unicità di ogni storia personale, è presente nel nostro Paese”.

“Questa è la misura della civiltà di uno Stato, nel dovuto bilanciamento di tutele e sicurezze ai cittadini”, ha affermato ancora, scagliandosi contro il “nuovo egoismo del benessere, del lavoro, della salute, che enfatizza la limitatezza delle risorse economiche per farne il confine di diritti che si ritengono solo divisibili e giammai moltiplicabili”.

Da questo derivano, per la Francabandera, “le gerarchie tra persone”, definite “mutevoli come è mutevole il mondo: le donne, i meridionali, ieri; gli immigrati, oggi, non importa se regolari o meno, se richiedenti asilo o ‘economici’ – ha concluso – accomunati in un unicum indistinto che cancella le identità, le storie, le culture”.