Il sito archeologico di Catignano – Ponte Rosso si trova in località Sterpara a circa 3 km dal moderno centro abitato, all’estremità orientale di un lembo di terrazzo fluviale alla confluenza del fiume Nora con il Fosso dei Cappuccini (205 m. di quota sul livello del mare). È stato oggetto di approfondite ricerche da parte del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo in seguito alle quali è emerso il suo eccezionale interesse. Nell’area sono infatti documentati insediamenti di vari periodi. Il più antico è rappresentato da una officina litica della cultura gravettiana (Paleolitico superiore), risalente a circa 25-22.000 anni fa: lame e schegge ritoccate, bulini, trapezi, punte, asce di pietra levigata. Si tratta di una scoperta di notevole importanza poiché questa cultura, diffusa in Europa tra i 28.000 e i 20.000 anni fa, è presente in Italia in poche località ed è l’unico rinvenimento in Abruzzo. Successivamente fu costruito un villaggio assai esteso i cui resti hanno permesso di riconoscere l’esistenza di un aspetto culturale neolitico che proprio da questo sito e da una grotta del Gargano ha preso il nome di “Cultura di Catignano-Scaloria Bassa” ( 4000 a.C. circa). Alcune strutture sono andate poi distrutte dagli insediamenti successivi risalenti all’età del bronzo e al medioevo o dagli impianti recenti di vigne ed uliveti. La conservazione di quanto resta dei villaggi è pertanto indispensabile non solo perchè si tratta del sito eponimo della cultura, ma anche perchè vi sono presenti una varietà di strutture in eccezionale stato di conservazione, un unicum in Italia, che tuttavia sono messe in pericolo dalla prosecuzione dei lavori agricoli. Le indagini condotte a Catignano sono iniziate a partire dal 1970. La scoperta dell’insediamento ha messo in luce, attraverso le prospezioni di superficie frammenti di intonaco di capanne, industria litica e numerosi frammenti di ceramica figulina. Gli scavi hanno individuato numerose strutture (rotondeggianti, di dimensioni piuttosto grandi, varie buche circolari ed una fossetta rettilinea),la cui distribuzione denota una disposizione legata ad una primitiva concezione urbanistica: forni primitivi, capanne seminterrate tra cui una vera e propria “casa” rettangolare; buche rotonde o ellissoidali ; in una di queste era presente lo scheletro di un bambino che aveva come unico corredo una ciotola posta in prossimità del cranio. La ceramica è presente con tre classi: quella figulina dipinta, la ceramica depurata grigiastra o nerastra e quella grossolana non decorata. Le popolazioni del villaggio di Catignano avevano un’economia basata sull’agricoltura e l’allevamento del bestiame, come si rileva dalla presenza di elementi di falcetto, di macine, di cariossidi carbonizzate di grano, dai resti faunistici appartenenti quasi esclusivamente ad animali domestici, fra i quali prevalgono gli ovini. L’abbondanza di ossidiana dimostra l’esistenza di un commercio attivo con le popolazioni del versante tirrenico. La ceramica figulina dipinta con ocra rossa è attribuita all’aspetto culturale più antico nell’ambito della corrente culturale della ceramica dipinta. In Abruzzo resti di ceramica di tipo Catignano sono stati trovati nei pressi di Villa Badessa (PE) , nella Grotta dei Piccioni di Bolognano e nella Grotta S.ant’Angelo a Civitella del Tronto. Sembra che ampia sia stata la diffusione della ceramica dipinta nel nostro territorio, che si sostituì alla ceramica impressa e che evolse nella “cultura di Ripoli” .