ROSETO – Un prestigioso porto della costa teramana, quello di Roseto, rischia di essere seriamente compromesso nella sua funzionalità, paradossalmente a causa di due progetti di miglioria a lungo attesi.
Uno della Regione, il braccio a mare, grazie ai fondi del Masterplan per il Sud, l’altro della Provincia, la messa in sicurezza dell’adiacente fiume Vomano, che però rischiano, a causa dell’incognita sulle tempistiche e degli effetti immediati degli interventi, di mettere in ginocchio lo scalo.
Un problema che hanno sollevato per primi i pescatori, chiusi però in silenzio stampa.
Il progetto di messa in sicurezza del fiume Vomano è stato infatti prima un calvario burocratico e legale durato oltre 15 anni, poi, con l’imminente e agognato avvio dei lavori, un fardello per i pescatori, che perderanno numerosi posti barca non si sa per quanto tempo, perché l’intervento di messa in sicurezza prevede l’ampliamento dell’argine del fiume con conseguente riduzione della darsena del porto.
La soluzione, assicura allora il Comune, potrebbe essere quella di avviare subito il secondo intervento, previsto nel Masteplan per il Sud predisposto dalla Regione Abruzzo, con dotazione finanziaria di 1,6 milioni di euro di Fondi europei Par-Fas, già programmati dalla Giunta di Gianni Chiodi nella passata legislatura.
In questa ottica, è prevista la realizzazione di un “braccio a mare”, del prolungamento cioè di un molo, per limitare l’azione di erosione del porto.
Tale infrastruttura potrebbe consentire a pescatori e diportisti di vedersi restituito lo spazio per l’attracco, sottratto dall’altro intervento.
Ma il problema è di tempistica.
Il Comune assicura infatti che il braccio a mare si potrà realizzare in meno di un anno, ma nel frattempo le imbarcazioni in esubero dovranno utilizzare il porto di Giulianova (Teramo) e, visti i rischi che sempre gravano sull’iter degli appalti, c’è poco da stare tranquilli, poiché “l’esilio” potrebbe durare molto di più.
Anche tenuto conto che il Masterplan per il Sud ancora non viene definitvamente approvato, dato che andranno poi fatte le gare d’appalto, sperando che fili tutti liscio come l’olio.
Un esempio, del resto, è rappresentato proprio dal progetto di messa in sicurezza del fiume Vomano.
I finanziamenti arrivarono nel lontano 2001, quando ancora c’era la lira, frutto di un accordo di programma tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo, per un importo pari ai 3 milioni e 600 mila euro di oggi.
La Provincia è la struttura deputata alla realizzazione dell’opera e l’appalto integrato del primo lotto, progettazione ed esecuzione è stato aggiudicato all’impresa che dovrà realizzarli in 180 giorni dalla consegna dei lavori.
Tutto questo dopo che sono passati invano 14 anni, a causa di una guerra di ricorsi tra le ditte che avevano partecipato al bando di gara conclusa solo nel 2012.
Poi, tutto è rimasto bloccato per altri due anni a causa di un’ordinanza di demolizione di un manufatto impugnata a impugnata dai proprietari.





