PESCARA – L.w. polacco, povero in canna e senza fissa dimora, dopo aver perso il lavoro, il Natale non ha fatto in tempo a festeggiarlo. È morto il 13 dicembre, il cuore si è fermato nella penombra di una casa abbandonata di Pescara stroncato dal freddo e da malattie non curate.
Solo uno degli ultimi drammi dell’esclusione e della solitudine che si sono meritati un trafiletto di giornale, che racconta però di una regione, l’Abruzzo, dove i poveri sono in costante aumento, e solo una piccola parte di essi sono stranieri e clandestini senza fissa dimora.
Un esercito che non parteciperà allo shopping compulsivo delle feste, e per il quale risultano del tutto indifferenti i dati ottimistici che parlano di ripresina economica e di conseguente aumento dei consumi.
“Della povertà in aumento, dei disagi crescenti non bisogna ricordarsene solo a Natale, serve più solidarietà e mutuo aiuto, da parte di tutti”, commenta ad AbruzzoWeb Corrado De Dominicis, operatore Caritas di Pescara, nei giorni in cui anche alla mensa dei poveri di Via Alento si propongono menù natalizi.
“Ovviamente il 25 dicembre – spiega – abbiamo preparato un pranzo speciale, con il tradizionale brodo di cardone, e altre cose buone, con momenti di animazione e socializzazione perché la povertà è anche solitudine, ed è importante ricreare un clima familiare, ridare il sorriso ai sempre più numerosi utenti”.
C’è stata anche una distribuzione straordinaria di buoni acquisto da 20 euro circa. Lo stesso è avvenuto nelle città abruzzesi, a Teramo, a Chieti. A L’Aquila, nel centro celestiniano, dove sotto le feste sono stati aumentati i pacchi alimentari distribuiti ogni mercoledì, circa 200, che si aggiungono ai 110 pasti serviti ogni giorno a pranzo.
Ma l’impressione è che tutto ciò non puo’ bastare, che sia solo una panacea. A dirlo sono i numeri, e i vari rapporti che crescenti della povertà in Abruzzo.
Lo dicono i dati dell’Istat, secondo i quali nel 2014 il rischio di povertà o di esclusione sociale nella nostra regione si è attestato al 29,5 per cento, la grave deprivazione all’11%. Tutti parametri in peggioramento rispetto ai dati del 2013.
E lo dicono anche altri dati, che mettono in dubbio l’eccesso di ottimismo di parte ella classe politica, e la retorica della ripresa: oltre il 50 per cento dei pensionati abruzzesi non supera i 500 euro al mese di assegno mensile, il 75 per cento non supera i 1000 euro. In nove mesi gli occupati sono diminuiti di 35 mila unità, dato che fa dell’Abruzzo il fanalino di coda delle regioni italiane, segno anche che le agevolazioni del Jobs Act qui non sono riuscite a incidere sul mantenimento dei posti di lavoro.
La cassa integrazione ha sforato le 43.189 ore, e quel che è peggio che aumenta quella straordinaria, l’ultima spiaggia prima della disoccupazione. Le persone assistite dal Banco alimentare sono passate da 29 mila a oltre 38 mila.
“Da qualche anno a questa parte – commenta De Dominicis – registriamo un mutamento antropologico delle persone indigenti, solo in parte non preponderante sono stranieri, e aumentano padri e madri di famiglia italiani. Ed anche i giovani precari o disoccupati precari, che vengono nelle parrocchie a chiedere un aiuto per pagare l’affitto e le bollette”.
A Pescara, città più popolosa d’Abruzzo, questa lacerante contraddizione sociale, con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, si fa più evidente che altrove.
Con un alto numero di indigenti che fanno l’elemosina lungo le vie dello shopping e senza tetto che occupano i tanti stabili abbandonati. L’associazione Train de Vie di Pescara, che si occupa proprio di aiutare i senza tetto e di tirar via dalla strada le prostitute offre un’altra significativa chiave di lettura: aumentano gli abruzzesi senza fissa dimora che si spostano dall’entroterra lungo la costa, dove il clima è più mite.
“La nostra azione – conclude De Dominicis – è quella della presa in carico, il nostro obiettivo non sono quello di distribuire pasti, vestiti e pagare bollette, ma aiutare le persone a camminare sulle loro gambe, a risollevarsi, trovare un lavoro e uscire e questo dipende però dalla politica attive dei governi, dalla politica”.





