ROMA – “Vedo che Francesco De Gregori, Staino e tantissimi altri recuperano la memoria di Craxi. Non mi meraviglia. Ho sempre saputo che i famosi conti con la Storia vanno fatti”. 

A dirlo, in una intervista al Quotidiano nazionale, è l’ex ministro socialista, Rino Formica. Formica, tra i collaboratori storici di Bettino Craxi, all’anagrafe Benedetto, rievoca il momento della morte ad Hammamet di Craxi: “Sapevo che stava male. E andai al funerale in Tunisia. Ero molto scosso, specialmente perché pensavo agli ultimi, dolorosi e tristi, anni della vita. Proprio in questi giorni ci riflettevo: è mai possibile che la classe politica di allora gli abbia impedito di curarsi? Penso solo a quella lettera di Giuliano Amato pubblicata alcuni giorni fa. Già l’inizio è terribile: ‘Caro presidente’. Chiamava così, era il 1999, un uomo con cui aveva diviso gran parte della sua vita politica. E gli diceva di farsi curare dai bravi medici tunisini… Roba da non crederci. Morire in esilio. Praticamente solo. E senza nessuna istituzione al suo fianco…”. 

Alla domanda se stia tornando un senso di umana pietà per Craxi, risponde: “Certo, è un elemento importante, non l’unico però”, “incredibile la fine che è stata fatta fare a un presidente del Consiglio italiano malatissimo e costretto all’esilio da una persecuzione..”.